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Pescara, 26/04/2026
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Data: 02/11/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Piccone: «Non ho offeso L'Aquila». Centrodestra nella bufera. Il coordinatore regionale Pdl prepara la resa dei conti

Politica. «Mi contestano frasi mai pronunciate. Giuliante? Cerca una polizza assicurativa per un posto che non è più suo»

L'AQUILA - «Sono aquilano, non avrei mai potuto pronunciare la frase che mi viene attribuita. In quella sala, a Pescara, c'erano cinquecento persone, e nessuna ha frainteso. Tranne Gianfranco Giuliante». Filippo Piccone non si batte il petto, non recita il mea culpa, non chiede scusa: lui quella frase, «è Pescara il vero capoluogo d'Abruzzo, non più L'Aquila», non l'ha maidetta. Lo giura. La tempesta scoppiata nel Pdl non lo sfiora, il sabato degli aquilani offesi non lo condivide, la sua poltrona di coordinatore regionale non vacilla.
Ma, senatore Piccone: è mai possibile che tutto questo polverone si sia sviluppato sul nulla?
«Io ho solo invitato la classe dirigente di Pescara a fare di più per sostenere una città che è indiscutibilmente centrale nella regione. Come Roma è la capitale politica e Milano la capitale economica del Paese, così è, rispettivamente per L'Aquila e Pescara, parlando dell'Abruzzo. Cos'ho detto di strano? Subito Giuliante è saltato su. La verità è che lui cerca una polizza assicurativa per un posto che non è più suo, da cui è stato già delegittimato, quello di capogruppo Pdl alla Regione. E allora si inventa paladino dell'aquilanità».
Non solo Giuliante, però. Hanno protestato in tanti, e con grande sollecitudine, per difendere l'aquilanità che hanno ritenuto offesa. L'impressione è che anche la sua poltrona da coordinatore Pdl non sia del tutto salda.
«Ma no. Sono sempre gli stessi a cercare occasioni per farsi vedere. Vogliono utilizzare i media per farsi largo, per creare problemi al partito. Parlano di unità e poi lavorano per fare una corrente».
Giorni fa c'era stata la levata di scudi di Daniela Stati. Protestano in troppi contro il coordinatore regionale. Non sembra un Pdl in salute, con le elezioni provinciali dell'Aquila alle viste.
«Provare ad affondare il coordinatore regionale è lo sport preferito, nel Pdl. Ero preparato, quando ho assunto l'incarico. Ma credevo si discutesse di politica. Invece si prova a buttar giù la gente con mezzucci, quisquile, robetta così. E si getta il partito in pasto ai media. Bel risultato».
Sì, ma quel che emerge, da questo e da altro, è la bassa caratura degli attuali politici abruzzesi. Il crollo per via giudiziaria del centrosinistra sembra aver colto di sorpresa il Pdl, che ha vinto facilmente ogni elezione solo per avvenuta dissoluzione dell'avversario, e non per aver proposto in ogni occasione delle personalità di spessore per incarichi di responsabilità.
«E' una critica dura, e io non farò il difensore d'ufficio degli attuali politici. Ma le assicuro che in tanti lavorano sinceramente per crescere, per migliorare. Certo, molti si sono trovati in campo da un momento all'altro. Anch'io. Ma sono meglio i nuovi politici di quelli ereditati dalla Prima Repubblica. Per dire: Giuliante è in politica da vent'anni, non ha imparato nulla».
Gira gira, torniamo sempre da Giuliante. Gli chiederà ragione di quest'ultima crisi?
«Certo, chiamerò tutti ad un'assunzione di responsabilità, convocherò un coordinamento regionale su questa vicenda».
Però: una vera resa dei conti.
«Un confronto serio, altrimenti tutti potrebbero sentirsi autorizzati a sparate tipo-Giuliante. Invece ci sono regole, non scritte, da rispettare, c'è una maturità da dimostrare. Sparlare è facile, ma poi i danni li paga il partito».

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