In panchina si scalda Ricardo Chiavaroli. La frittata Giuliante se l'è preparata ieri pomeriggio alle tre: incapace di incassare e zitto, è andato di nuovo all'attacco. A Piccone che gli aveva dato dell'ubriacone con un «evidentemente ha bevuto», lui risponde ieri affibbiandogli l'etichetta di "Bokassa di Celano", il dittatore cannibale del Congo. Inutile la giustificazione fornita a Sulmona da Piccone: «Se avessi saputo che l'alcol gli piaceva davvero non l'avrei detto». Risultato: il Pdl è in preda a un terremoto politico da un capo all'altro della Regione. E la diga di solidarietà aperta ieri da Piccone è tutta ad uso e consumo di Chiodi: la testa di Giuliante è pronta per essere servita, anche se il presidente difficilmente gradirà, un capogruppo defenestrato è una minaccia costante.
Mente sapendo di mentire, scrive Giuliante ieri alle 15. Si riferisce a lui, al coordinatore marsicano reo di aver ipotizzato un trasferimento del capoluogo a Pescara. L'equivoco non è chiuso, non ancora. Non ci sta Giuliante a essere defenestrato, aspetta con ansia la convocazione della segreteria regionale, «sarà l'occasione per chiedere conto della deriva familistica e lococentrica che ha visto concentrare in Marsica e in particolare a Celano almeno 11 delle nomine del Pdl». Giuliante annuncia l'intervento di Roma e invoca la convocazione del gruppo: «Mi dichiaro a disposizione tanto per essere processato quanto per processare». E' una minaccia forte, il messaggio è chiaro: gli stracci voleranno ma non solo i suoi. E se processo ci sarà riguarderà tutti, tutti quelli che hanno sgarrato a partire da Carlo Masci, da Daniela Stati, dallo stesso Piccone. La lavata di panni rischia di fare vittime illustri: Piccone vuole la testa di Giuliante ma se il taglio non gli dovesse riuscire, a quel punto sarà a rischio la sua.
Momentaccio per il Pdl che a Pescara fa i conti con le dimissioni poi ritirate di Lorenzo Sospiri e una gestione incolore del sindaco Luigi Mascia, che all'Aquila e nella Marsica è monopolizzata dagli scontri Giuliante-Piccone-Stati e che a Teramo inizia a fare i conti con un Gatti ansioso di emergere, «dobbiamo iniziare a contarci» ha detto minacciando la leadership dei Tancredi's. Si affannano tutti a difendere Piccone, per il momento. Pelino: «Polemica inutile e dannosa». Ricciuti: «Discussione sterile». Prospero: «Abbassiamo i toni». Addirittura Venturoni: «Intervento inaccettabile nei modi e nella forma». Di Paolo, Del Corvo e Di Bastiano: «Affermazioni farneticanti». Pastore: «Operazione strumentale». Carlo Masci: «Polemica elettoralistica e strumentale». Tancredi: «Toni inaccettabili, l'Abruzzo ha enormi problemi da affrontare». Nasuti: «Bata con le polemiche sui giornali». E poi Chiavaroli, Sospiri, Petri, De Fanis, Verì, Di Matteo. E così fino a tarda notte: Piccone conta i fedelissimi. Ma non c'è dubbio: chi è rimasto zitto sta con Giuliante, senza punti interrogativi.