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Pescara, 26/04/2026
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Data: 05/11/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Maroni-Bossi, lite sui fondi per la polizia. Il ministro è pronto a votare insieme all'opposizione, il leader della Lega lo stoppa

Una "provocazione" nei confronti di Tremonti che tiene stretti i cordoni della borsa

ROMA. Il nervosismo che agita il Pdl e che spinge Berlusconi a rinviare alla prossima settimana il vertice con Fini e Bossi sulle candidature per le regionali e sulla riforma della giustizia, divide anche la Lega. Ad uscire dal coro questa volta è Roberto Maroni.
Il ministro dell'Interno chiede al governo più fondi per la sicurezza e annuncia di essere pronto a dare battaglia in Parlamento insieme all'opposizione. L'obiettivo è aumentare gli stanziamenti per le forze di polizia e Maroni fa capire che su questi temi non ci sono vincoli di coalizione che tengano. «Lo dico per me e per la mia parte politica. Sulle risorse per la sicurezza ci sarà da fare in Parlamento una dura lotta. Se ci sarà una proposta di dare più soldi alla polizia da parte dell'opposizione noi la sosterremo. E se da ambienti governativi arriva una richiesta di tagli noi voteremo contro perché sulla sicurezza», sottolinea Maroni, «non possono esserci vincoli di maggioranza». Il superministro Tremonti è avvisato.
La Lega è davvero disposta a fare fronte comune con l'opposizione? Passa qualche ora e sulla testa di Maroni (che a settembre ha inviato una lettera a Berlusconi per chiedergli uno stanziamento aggiuntivo di 1 miliardo e 100 milioni di euro) si abbatte la pesante mano di Bossi. «Maroni l'ho allevato io quando era ragazzino e quindi farà ciò che dice la Lega. Noi manteniamo la parola. Abbiamo fatto le elezioni con Berlusconi, non con l'opposizione. Per avere fondi tratteremo con Giulio Tremonti», detta a metà pomeriggio un indispettito Bossi. La sua leadership è messa a dura prova? Difficile immaginarlo anche se non è un mistero che tra i leghisti in molti dichiarano di non sopportare più il rigore imposto dal ministero dell'Economia.
Il «chiarimento» tra Bossi e Maroni avviene nel pomeriggio. Il ministro delle Riforme e quello dell'Interno parlano al telefono e dopo qualche minuto dall'ufficio stampa del Viminale fanno sapere che tra i due «non c'è nessuna divergenza» e che quel «pronti a votare con l'opposizione» detto dal titolare del Viminale voleva essere una «provocazione» nei confronti di Tremonti che tiene stretti i cordoni della borsa. Sui fondi per la sicurezza Maroni andrà fino in fondo? Antonio Di Pietro lo esorta a passare «dalle parole ai fatti». Ad applaudire è anche il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, mentre Casini chiede a pezzi di maggioranza e di opposizione di fare «fronte comune» e il Pd sfida la Lega a votare le proposte presentate dai parlamentari democratici.
Il nervosismo, comunque, non attraversa solo la Lega. Berlusconi ieri è stato costretto a rinviare alla prossima settimana il vertice con Bossi e Fini sulle candidature per le elezioni regionali e sulla riforma della giustizia. Il rinvio è stato motivato dal Cavaliere con la decisione di incontrare, domani, l'ex alleato Pier Ferdinando Casini. La partita delle regionali, insomma, è ancora in alto mare ed anche sulla giustizia problemi non mancano (gli ex di An e molti leghisti non vogliono sentir parlare di leggine studiate solo per risolvere i problemi del Cavaliere). Quanto alle regionali, è possibile che alla fine la grande regione del Nord da concedere al Carroccio sarà il Veneto anche se resta insistente la voce che Roberto Formigoni possa essere sacrificato in nome dell'alleanza, concedendo la Lombardia a Bossi. Per il Governatore lombardo ci sarebbe un posto nel governo, magari al posto di Maroni...

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