ROMA - Aumento delle tariffe aeroportuali sulla rampa di lancio. Dovranno essere legate agli investimenti effettivamente realizzati dalla società di gestione, Adr e Sea in testa, e al numero dei passeggeri. L'intesa di massima - salvo stop dell'ultimo minuto - è stata finalmente trovata dopo un incontro tra il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti e quello delle Infrastrutture, Altero Matteoli. Il nuovo schema normativo arriverà al Cipe di venerdì per la sigla finale. E in queste ore sono in corso le consuete limature da parte dei tecnici. L'obiettivo finale è cercare una semplificazione del procedimento, assicurare tempi certi ai gestori, eliminando tutti i bizantinismi.
Del resto lo sblocco delle tariffe, ferme da oltre 7 anni e inferiori delle metà rispetto a quelle praticate dagli altri scali europei, rappresenterebbe un passo fondamentale per lo sviluppo di Fiumicino e di Milano. Sia Adr che Sea hanno infatti più volte ripetuto che il via libera del governo avrebbe consentito di attivare complessivamente circa 15 miliardi di nuovi investimenti, con la conseguente creazione di circa 150 mila nuovi posti di lavoro in 10 anni. Un patto quello tra Roma e Milano, presentato il 15 ottobre al premier Silvio Berlusconi insieme ai piani industriali delle due società aeroportuali, per rendere competitivi i due scali e colmare il gap con l'Europa.
Ma come funzionerà il nuovo meccanismo? Matteoli ha spiegato che «l'adeguamento delle tariffe è legato all'investimento e al numero dei passeggeri».
La proposta che finirà al Cipe prevedere aumenti di 3 euro a biglietto per i due scali principali, quelli con più di 10 milioni di passeggeri, cioè Fiumicino e Milano; incrementi di 2 euro per quelli intermedi, fino a 10 milioni di passeggeri, e di un euro per quelli con un traffico di 5 milioni di passeggeri l'anno. E se gli investimenti non verranno fatti? Nel testo che arriverà al Cipe c'è una sorta di clausola di garanzia che in mancanza di interventi dovrebbe "congelare" gli aumenti tariffari. Al Tesoro ci stanno lavorando in queste ore. Da definire invece i tempi, nodo cruciale per far partire gli investimenti. I gestori aeroportuali si augurano la massima semplificazione - come auspicato dallo stesso Berlusconi - per evitare inutili ritardi burocratici.
Matteoli ha sottolineato che gli aeroporti italiani sono in ritardo e che «i servizi a terra sono inadeguati». Da qui la necessità di investimenti soprattutto se si pensa che «a Fiumicino quest'anno transiteranno 35 milioni di passeggeri che saliranno a 60 milioni nel 2020». E in effetti il piano Adr - anticipato dal Messaggero - prevede 3,6 miliardi di investimenti e 60 mila nuovi posti in 10 anni. Per fare dello scalo romano un hub da 60 milioni di passeggeri. Solo nel periodo 2010-2016 verranno impiegati 1,9 miliardi per dare nuovo slancio, dopo i gravi disservizi di questa estate. Anche la Sea è pronta a mettere in campo quasi 2 miliardi per ridisegnare completamente gli aeroporti milanesi.
Il Codacons ha già preannunciato battaglia contro gli aumenti: «si tratta dell'ennesimo balzello a carico dei cittadini, sui quali vengono scaricate le inefficienze italiane nel settore dei trasporti».