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Data: 06/11/2009
Testata giornalistica: Il Sole 24 ore.com
La riforma dei servizi pubblici locali - Il Senato vara il decreto Ronchi - Per la gestione gara obbligatoria: privati o spa miste. Le ultime modifiche frenano la liberalizzazione: tornano in gara le aziende pubbliche, prorogate le gestioni degli autobus, fuori le farmacie

Ancora un pacchetto di emendamenti approvati per prorogare l'attuale regime delle aziende pubbliche o per escludere dal nuovo corso alcuni settori come quello delle farmacie comunali, ma alla fine la liberalizzazione dei servizi pubblici ha superato l'ultimo insidioso ostacolo del voto nell'aula del Senato. Passa così una delle prime vere riforme economiche del governo Berlusconi. Con l'articolo 15 sulle public utilities locali passa a Palazzo Madama anche l'intero decreto legge Ronchi che ora andrà all'esame della Camera, dove dovrebbe passare, nell'intenzione del governo, senza ulteriori modifiche. Se non ci saranno colpi di scena, quindi, il testo varato ieri deve essere considerato ormai definitivo.
A cantare vittoria per la liberalizzazione dei servizi pubblici locali è soprattutto il padre della proposta all'interno del governo, il ministro delle regioni, Raffaele Fitto, convinto che l'impianto della riforma abbia
tenuto senza troppi danni nel passaggio parlamentare. «La norma approvata oggi dal Senato - dice Fitto - definisce un quadro regolatorio certo e chiaro che agevola l'iniziativa dei soggetti privati, riduce i costi per le pubbliche amministrazioni e garantisce la migliore qualità dei servizi resi agli utenti». Dello stesso parere non era ieri il presidente dell'Antitrust, Antonio Catricalà, fortemente critico per l'eliminazione del parere preventivo dell'Autorità sui casi in cui le amministrazioni affideranno ancora i lavori in deroga alle regole generali.
I pilastri fondamentali della riforma hanno comunque tenuto all'assalto parlamentare. Con il nuovo regime arriva il criterio generalizzato della gara per assegnare i servizi, l'apertura del mercato ai privati, l'introduzione stabile del modello della società mista con il tetto di partecipazione pubblica al 30%, la chiusura della stagione degli affidamenti in house a società controllate al 100% da enti pubblici, aperta dal «decreto Buttiglione» nel 2003.
La giornata di ieri ha tuttavia segnato ancora alcuni colpi favorevoli al partito trasversale che da anni osteggia l'apertura di un minimo di concorrenza in settori come l'acqua, i rifiuti e il trasporto locale. Approvata la deroga per le farmacie comunali, voluta dalla Lega: continueranno ad avere un regime proprio senza alcuna apertura alla concorrenza.
Più grave per l'equilibrio complessivo della riforma l'emendamento che consente «comunque» ai soggetti attualmente affidatari diretti di partecipare alle prime gare in casa loro. Un attuale monopolista pubblico, che ha avuto l'affidamento senza gara e senza nessun confronto su costi e qualità del servizio, potrà partecipare alla gara per il servizio futuro «comunque»: l'ambiguità nasce dal fatto che non sembrano valere, almeno per questi soggetti, i requisiti generali imposti dalla stessa riforma come la trasformazione in spa e il tetto di partecipazione pubblica al 30%. Se si aggiunge che nel trasporto locale si è già verificato in molti casi in passato che alle gare partecipasse solo il gestore attuale dei servizi, ecco che il rischio di frenare l'effetto
della riforma è forte.
Ambiguità a non finire anche nell'emendamento che riguarda i compiti operativi affidati ai soci privati delle spa miste. Il decreto legge prevede che a questo socio siano attribuiti i «compiti operativi»: in sostanza, secondo questa regola, la gestione della società miste dovrà essere nelle mani private. Ora, però, il Senato ha introdotto la parola «specifici» che rischia di stravolgere il significato alla norma. Andranno infatti previsti al
socio privato non più i «compiti operativi», ma «specifici compiti operativi». Non tutti, ma qualcuno. Ambiguità a piene mani, appunto.
Un'altra frenata è arrivata proprio sul trasporto pubblico locale su gomma: per gli autobus urbani ed extraurbani saranno mantenuti in vita i contratti esistenti aldilà delle scadenze imposte dalla stessa riforma.
Un brutto segno, pure questo destinato a prorogare le gestioni pubbliche esistenti oltre il periodo transitorio (per esempio a Roma con Trambus). Quanto all'acqua, un emendamento Pd precisa che la gestione potrà
essere privata ma i beni dovranno restare pubblici. Questa norma non sembra ostacolare l'apertura del mercato ai nuovi soggetti.
Molto dipenderà dall'interpretazione che di queste norme farà il regolamento attuativo: dovrà essere varato entro la fine dell'anno su proposta dello stesso Fitto.

LIBERALIZZAZIONI
Gare pubbliche per i servizi
Le gare ad evidenza pubblica diventano la regola (ad eccezione della distribuzione dell'energia elettrica, del trasporto ferroviario regionale e delle farmacie e compresa l'acqua che, però, rimane bene pubblico) da parte delle amministrazioni

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