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Data: 07/11/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
«Mafia, l'indifferenza uccide più del tritolo». Il presidente della Camera Fini al Premio Borsellino: tocca alle istituzioni incoraggiare gli onesti

«Se si vuole ricordare Borsellino bisogna dire grazie alla magistratura, alle forze di polizia e a coloro che sono in prima linea anche a rischio della vita. Ma non è che si ringraziano con le parole. Servono più mezzi, più risorse, per poter fare davvero le indagini. E questa questione non può essere prerogativa solo di una parte politica, di un ramo del parlamento, di un'istituzione, ma di tutti gli italiani che hanno a cuore la libertà». Così il presidente della Camera Gianfranco Fini nel suo intervento alla cerimonia conclusiva della quattordicesima edizione del premio nazionale intitolato al giudice Paolo Borsellino, assassinato diciassette anni fa da Cosa nostra, ha sollecitato «più uomini e più risorse contro la mafia». Davanti alla platea che ieri mattina ha affollato la sala consiliare del Comune, Fini ha detto che «a volte l'indifferenza uccide più del tritolo o di una calibro nove. Se le istituzioni vogliono sollevare la resistenza morale della società e incentivare la collaborazione degli onesti, non devono limitarsi alle buone intenzioni e nemmeno al varo di leggi di grande rilievo».
Rivolto ai ragazzi delle scuole (tecnico "Manthoné", scientifico "da Vinci", classico "d'Annunzio" e magistrale "Marconi") la terza carica dello Stato ha ribadito che "la politica può fare molto, purché sia una politica con la "p" maiuscola, fatta di servizio, di etica della responsabilità, di idealità. Se la politica tornerà ad essere tutto ciò funzionerà anche da antidoto a quella mentalità di tipo paramafioso, che a volte c'è nella società e che non necessariamente si traduce in un'infrazione del codice penale». Parole importantissime alla nostra latitudine, in una stagione delicatissima per la trasparenza e la credibilità di istituzioni e classi imprenditoriali. Parole alle quali, purtroppo, fanno eco quelle pronunciate dal presidente della Regione Gianni Chiodi: «La criminalità, le mafie, sotto varie forme, agiscono in tutti i Paesi del mondo ed è per questo che nessuno può permettersi di fare a meno di un valore fondamentale come la legalità. Oggi in Abruzzo proprio il tema della legalità assume un significato particolare per il processo di ricostruzione in atto all'Aquila. Un iter che vedrà un movimento economico importante e quindi occorre vigilare affinché la criminalità non s'inserisca in questo vortice di denaro».
«Anche perché», ha aggiunto proprio Massimo Cialente, sindaco della città martoriata dal terremoto e tra i premiati, «gli interessi economici in ballo attirano come il miele le api». Ed è proprio notizia di ieri lo stanziamento da parte del Cipe di un miliardo di euro. La cerimonia che ha chiuso i dieci giorni di appuntamenti sulla legalità animati da Leonardo Nodari della onlus "Società civile", è poi proseguita con la consegna dei riconoscimenti. Andati, oltre al presidente Fini, che ha ricevuto la targa "per l'impegno civile" dedicata allo scomparso Nino Sospiri, alla psicoterapeuta Maria Rita Parsi ("per l'impegno sociale" dedicato alla memoria di Manuela Trifuoggi); al regista teatrale Carlo Tedeschi; ai giornalisti Maurizio De Luca ("per il giornalismo" in ricordo di Enzo Biagi) e Salvo Sottile; al prete anticamorra don Luigi Merola; ai magistrati Piergiorgio Morosini, Antonino Di Matteo e Maurizio De Lucia. E da quest'ultimo, sostituto procuratore della direzione nazionale antimafia, è giunta il monito rivolto a Fini: «Dopo le sue parole, signor presidente, la politica non ha più scuse per non intervenire».

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