CHIETI Le reazioni del mondo politico alla notizia del sequestro dei beni della famiglia Angelini non si sono fatte attendere. «Non avevo alcun dubbio - ha detto il governatore dell'Abruzzo, Gianni Chiodi - la Regione è la vera grande danneggiata dalle vicende di Vincenzo Angelini». Senza entrare nel merito delle indagini della Procura di Pescara, Chiodi conferma di non essere sorpreso («dopo tutto questo malaffare, era scontato») e, proprio per questo, si è sbilanciato come mai in passato prevedendo una presumibile accelerazione dell'iter per la cancellazione dell'accredito di Villa Pini per le prestazioni sanitarie presso la Regione Abruzzo. «Penso che nel prossimo Consiglio regionale la legge verrà discussa - ha affermato - perchè la Regione non può accreditare chi non paga gli stipendi dei lavoratori. Il disegno di legge dovrebbe, infatti, essere già stato licenziato dalla Commissione regionale». Le parole di Chiodi non sembrano però scalfire Vicenzo Maria Angelini, patron del gruppo Villa Pini. Il grande accusatore, colui che ha alzato i veli sul malaffare che per anni ha dominato la sanità abruzzese, non cede di un centimetro: «Preciso a titolo personale - si legge in una nota giunta dagli uffici della clinica - onde evitare i soliti equivoci, che le attività del gruppo proseguono regolarmente. L'azione della magistratura avvenuta in data odierna risponde ad esigenze procedurali di fronte alle quali confermo la mia più totale fiducia». Per Angelini invece lo scenario è fin troppo chiaro: «La Regione vuole guadagnare tempo e strangolare per fame il gruppo Villa Pini. Il presidente non perde occasioni per dimostrare il proprio accanimento preconcetto verso il gruppo Villa Pini, chiedendone la chiusura, stranamente, proprio in questo periodo in cui la Regione è chiamata a rispondere delle ingenti somme che ci deve». Le parole usate da Chiodi, secondo Angelini, sono strumentali e «preziose per perdere tempo in chiacchiere e rinviare la convocazione del tavolo tecnico nel quale si devono analizzare criteri e metodi sulle cifre da rimborsare. Criteri molto spesso diversi e opposti tra loro, in base ai quali il Servizio ispettivo regionale ha abusivamente recuperato le prestazioni sanitarie da noi erogate». Accuse anche alla Cgil (i suoi aderenti «hanno inneggiato ai militi della Guardia di Finanza che entravano in clinica per fare il proprio dovere»), che mirerebbe alla distruzione del gruppo in virtù «di uno stretto ed evidentissimo legame strategico e politico col senatore Legnini (Pd)». La replica politica alle esternazioni del Governatore Chiodi portano la firma di Maurizio Acerbo, consigliere regionale di Rifondazione, e di Antonio Saia, consigliere regionale PdCI: «Meglio tardi che mai! Finalmente il Presidente della Giunta Regionale si è svegliato e invoca la revoca degli accreditamenti di Villa Pini. Sono mesi che chiediamo all'Esecutivo di procedere alla revoca dell'accreditamento (la prima interpellanza a marzo)». Acerbo e Saia sostengono in una nota che «è evidente che Chiodi si rivolge a se stesso o a settori della sua maggioranza. Probabilmente le ultime vicende giudiziarie, con l'ulteriore conferma del coinvolgimento del centrodestra nella maxi-truffa, hanno spinto il Presidente a darsi una mossa. L'importante è non solo revocare l'accreditamento, ma predisporre un piano per fare fronte alla crisi del gruppo Angelini sia relativamente ai dipendenti che all'erogazione delle prestazioni». Mentre Carlo Costantini (Idv), primo firmatario di uno dei due disegni di legge al vaglio della commissione sanità, parla di «dichiarazioni incomprensibili di Chiodi». Secondo il leader delle opposizioni alla Regione «se Chiodi ritiene di dover revocare gli accreditamenti del Gruppo Villa Pini, lo faccia domani con la sua Giunta, come la legge già gli impone di fare, senza invocare pretestuosamente la necessità di un nuovo intervento legislativo: basta leggersi l'art.7, comma 5 della L.R. 32/07 sul rispetto da parte dei datori di lavoro del CCNL di categoria. Se invece ritiene - come continuo ad auspicare - di dovere intervenire legislativamente per disposizioni a tutela dei dipendenti di certo non mancherà il contributo dell'Idv». Restando a sinistra, il segretario regionale del Partito Democratico, Silvio Paolucci, sottolinea come «il ministero, il commissario governativo, il Governatore e l'assessore alla sanità abbiano ora il dovere di aprire un rapido confronto perchè fin nel prossimo Consiglio regionale si articoli una proposta che dia risposte concrete ai lavoratori e che salvaguardi l'erogazione di alcuni servizi: sia nel caso in cui vengano rilevati da altra struttura privata, sia che tornino nella gestione pubblica, sia che continuino ad essere prestati sotto amministrazione controllata, vanno scritte le condizioni per salvare i lavoratori e i pazienti. Su questo il Pd sta lavorando».