L'AQUILA - Fanno finta di crederci: sì certo un hacker, una bufala come no. Ma sul comunicato "falso" del Pdl che alle cinque di pomeriggio di venerdì scorso annuncia la candidatura dell'ex presidente dei giovani di Confindustria Fabio Spinosa Pingue alla Provincia dell'Aquila, alla fine tutti ma proprio tutti i pidiellini hanno steso un velo pietoso: la smentita ufficiale del coordinatore regionale Filippo Piccone arrivata a tambur battente, «quel documento non è mio, non ho mai deciso niente», fa contenti (e gabbati) tutti: perchè in molti sono pronti a scommettere che quel comunicato proprio falso non era, ma buttato là per vedere l'effetto che fa.
Bruttissimo, come effetto: sono volati insulti, santi e minacce venerdì sera tra la Marsica, la Valle Peligna e Roma, perchè la partita della candidatura dell'Aquila è ancora aperta e soprattutto sotto il tiro dei cecchini. L'Aquila a tutti i costi, ha detto Silvio Berlusconi ai suoi fedelissimi. E l'ha ribadito il vicecapogruppo dei senatori Pdl Gaetano Quagliariello qualche giorno fa a Celano: per il premier le elezioni provinciali dell'Aquila valgono doppio, triplo, sono come le regionali, come le politiche. Berlusconi ci ha messo la faccia e non può certo perderla all'Aquila dove ha fatto 340 passerelle. Il Pdl sente di avere la vittoria in tasca, forte del risultato delle Europee e delle ultime provinciali, ma il candidato però non ancora l'ha trovato: le risse, le divisioni interne e la ricerca di un nome spendibile dalla Valle Peligna alla Marsica all'Aquila città è davvero disperata. Anche perchè di fronte hanno una tosta come Stefania Pezzopane. La leggenda racconta che la mission della ricerca è stata affidata a Chiodi personalmente da Berlusconi e che il governatore ha caldeggiato Mimmo Srour, scatenando un sacco di polemiche (per molti quella dell'ex assessore della giunta Del Turco è una candidatura-boomerang) e poi Spinosa dopo un incontro a Capri. E gli altri nomi sono tutti deboli: da Santangelo, candidato di Giuliante che affisse i manifesti già l'estate scorsa, a Pier Luigi Biondi all'avvocato Carli allo stesso Spinosa Pingue, a Gabriele Gravina ex presidente del Castel di Sangro a tutti i consiglieri e assessori regionali. Nomi, e basta. Ma è sui criteri che si agitano i coltelli: L'Aquila-città nella prossima primavera risulterà svuotata anche di elettori, nella Marsica primo bacino di voti dominano gli Stati, mentre anche la Valle Peligna ambirebbe a un proprio candidato a causa della crisi che l'ha colpita. Per mettere d'accordo le tre anime ci vorrebbe una leadership forte autorevole e non schierata. Dice Piccone: «Spinosa Pingue è uno dei nomi della rosa, ma dobbiamo ancora discutere i criteri. I requisiti sono la competenza, l'appeal elettorale, la capacità di aggregare i territori: dobbiamo capire se è meglio puntare su un candidato già testato (assessore o consigliere regionale) o affidarci a un outsider». Gravina, o il direttore della Carispaq Tordera, o Spinosa, o lo stesso Giorgio De Matteis l'unico in grado di sfidare la Pezzopane sul terreno dell'aquilanità: una scelta che dovrà fare i conti con Daniela Stati, che la settimana scorsa ha incontrato Quagliariello. «Gli amici del territorio mi chiedono di candidarmi - annuncia l'assessore regionale alla Protezione civile - e io non mi sento di deluderli. Se il Pdl non dovesse offrirmela, io la presenterò lo stesso». E se il Pdl dovesse candidare un altro nome? «Mi piacerebbe che fossi candidata dal mio partito: nei prossimi giorni Piccone e Di Stefano inizieranno a discutere e io spero che tengano in considerazione la mia candidatura». Diplomazia a tempo determinato: i boatos dicono che gli Stati sono pronti a presentarsi con una lista civica autonoma se entro dieci giorni non si dovesse arrivare a una candidatura condivisa. Ma prima di decidere occorre ricucire: il compito di riappacificare la Stati con Giuliante e Piccone ce l'ha Fabrizio Di Stefano. Altrimenti i tre litiganti del Pdl rischiano di farlo secco: Berlusconi, naturalmente.