Il Governo ha posto la questione di fiducia alla Camera sul ddl di conversione del decreto Ronchi per l'attuazione degli obblighi comunitari, che contiene, all'articolo 15, la privatizzazione dei servizi pubblici locali. Lo ha annunciato poco fa in Aula a Montecitorio il ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito, il quale ha aggiunto che la fiducia sarā votata su un "maxiemendamento" con un testo "identico" a quello approvato dalla commissione che "č identico a quello arrivato dal Senato". Una decisione che ha provocato la dura reazione dell'opposizione. "Si sarebbe arrivati subito ad un voto unanime su questo provvedimento se il governo avesse stralciato dal decreto l'articolo sui servizi pubblici locali che non ha il coraggio di discutere nč di spiegare alla gente", č stato il commento di Marina Sereni del Pd. "Questa fiducia - spiega Sereni - non č certo motivata dall'ostruzionismo dell'opposizione da dalla mancanza di fiducia del governo rispetto ai propri deputati". Oggi l'aula della Camera ha quindi respinto le pregiudiziali di costituzionalitā - presentate da Pd e Udc - e fatto carta straccia dei 180 emendamenti e delle 70 proposte di modifica che intralciavano il percorso dell'esecutivo. Quindi, il testo inserito nel maxiemendamento sarā il medesimo approvato dal Senato lo scorso 4 novembre (AS1784) nel quale, si ricorda, sono presenti alcune modifiche all'articolo 15 del provvedimento che, come noto, interviene sul testo dell'articolo 23-bis del decreto legge 25 giugno 2008/112, convertito, con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008/133. Detto in soldoni il provvedimento rende obbligatorie le gare ad evidenza pubblica per l'affidamento dei servizi da parte degli enti locali e vieta, salvo per casi eccezionali, la pratica della concessione 'in house', cioč l'assegnazione diretta a societā prevalentemente pubbliche e controllate in maniera stringente dall'ente locale affidatario. A partire dal 31 dicembre 2010 (ma la scadenza č posticipata se si tratta di societā quotate o miste con prevalenza privata), quindi, le concessioni frutto di una assegnazione diretta cessano.