L'AQUILA - Il difensore civico, cos'è il difensore civico? Si gira intorno, guarda oltre, scherza e dribbla il presidente della Regione Gianni Chiodi, per favore non ne parliamo, già troppi i guai con Angelini. L'argomento è tabù in Consiglio regionale e menomale che la mozione del Pd per la revoca di Giuliano Grossi viene posticipata, è quasi notte fonda quando la mozione presentata da Claudio Ruffini viene messa in discussione e poi naturalmente bocciata: la coerenza innanzitutto, anche se la maggioranza rischia di rimetterci la faccia.
Ma fuori i lavoratori di Bussi aspettano. Fa comodo a tutti fare punto e a capo. Anche perchè a capo, cioè oggi, c'è il Tar dell'Aquila che si pronuncerà sul ricorso di Nicola Sisti. E magari se annullasse la delibera di nomina sarebbe un bel colpo, cancellerebbe gli imbarazzi del Pdl e caverebbe a tutti le castagne dal fuoco, proprio perchè Grossi a dimettersi non ci pensa per niente.
«Aspettiamo -dice fiducioso il consigliere Pdl Emilio Nasuti- io in aula non c'ero e non ho votato», e se c'era chissà, il taccuino è aperto o chiuso? Il taccuino è sempre aperto, «e allora forse avrei votato Nicola Sisti».
Questione di legittimità o di decoro, «di decoro» conviene Antonio Menna dell'Udc, un altro che il suo voto l'ha dato a Nicola Sisti. E poi non lo sapevano, «gli atti di pignoramento chi li ha visti?», aggiunge Nasuti. Lo sapevano i consiglieri pescaresi, che come Chiodi non rispondono. «Ho votato con consapevolezza», ammette sorridendo Ricardo Chiavaroli.
Ma alla fine in aula, alle sette di sera, è il capogruppo del Pdl Gianfranco Giuliante, sì è ancora capogruppo, che si assume la responsabilità di difendere la scelta del difensore civico. Lavando così pubblicamente il suo peccato, l'offesa che ha riservato dieci giorni fa al coordinatore regionale e nemico giurato Filippo Piccone, chiamato «Bokassa di Celano», e facendo retromarcia rispetto alle dichiarazioni rilasciate al Messaggero dieci giorni fa e mai smentite: disse all'epoca.
Ora corregge il tiro: si toglie gli occhiali rossi e afferma che la legge 154/81 stabilisce che la lite tributaria non rappresenta motivo di incompatibilità. E che in aula i consiglieri hanno ricevuto una lettera del presidente Nazario Pagano che li invitava a vedersi i curricula.
Insomma la procedura è corretta, sostiene il capogruppo sfiduciato sfoderando una grinta che gli servirà per uscire dal purgatorio.
Eppure il Pd agita una sentenza recente del Consiglio di Stato che accoglie il ricorso di una ricorrente proprio perchè non erano stati valutati i curricula dei partecipanti. E in ogni caso non è questione di legittimità ma di decoro, fa notare ancora una volta Cesare D'Alessandro dell'Italia dei Valori, mica l'ha detto lui, l'ha scritto il parlamentare Pdl Daniele Toto nella sua interrogazione parlamentare ai due ministri Fitto e Tremonti.
Decoro? Decoro è una parola grossa, è una parola impegnativa, il decoro non compare nel vocabolario qui, in questo momento. E' parola da coniugare nelle conferenze stampa e nei comunicati e nei proclami. Nei fatti e negli enti, nei cda e nelle aziende pubbliche proprio no: meglio nominare gli amici e gli amici degli amici.