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Data: 19/11/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Un sondaggio frena Silvio: senza Gianfranco si perde. E blinda il "processo breve"

ROMA - «I problemi non sono tutti risolti, ma il governo andrà avanti» diceva ieri sera Umberto Bossi. Il Senatùr è ormai per Silvio Berlusconi l'alleato più fidato, ma anche lui, l'altra sera, gli ha consigliato di evitare la guerra con Gianfranco Fini e di rinunciare alla minaccia di elezioni anticipate. Per ristabilire una tregua si sono subito messi al lavoro anche Gianni Letta, Paolo Bonaiuti, Raffaele Fitto e il vicecapogruppo al Senato Gaetano Quagliariello. Non è un caso che sia stata una delegazione di senatori «finiani» (Valditara, Augello, Valentino, Saro) ad andare, subito dopo l'ultimatum lanciato da Renato Schifani, in avanscoperta a Palazzo Grazioli per assicurare Berlusconi che non ci saranno sgambetti al ddl sul processo breve, naturalmente alle condizioni concordate con Fini (cioè senza tagli ai termini di prescrizione e senza accanimenti contro gli immigrati).
La tregua ha preso poi le forme del comunicato in cui Berlusconi smentisce ogni tentazione di crisi di governo e di scioglimento anticipato delle Camere. I fedelissimi giurano che non ci sono stati colloqui diretti tra il premier e Fini: è toccato a Gianni Letta fare la sponda al telefono. Comunque di tregua si tratta e nulla di più. I finiani ripetevano ieri che le elezioni anticipate sono sempre state una «minaccia scarica», che aprire la crisi sarebbe per Berlusconi un suicidio politico. Mentre gli ultrà anti-Fini del Pdl spiegavano che il deterrente è sempre lì alla portata del Cavaliere: e, se le elezioni politiche dovessero svolgersi in concomitanza con le regionali, Fini perderebbe molti suoi uomini in periferia.
Sì, perché la confrontation dentro il Pdl arriva fino al punto da ipotizzare la rottura totale. Come fu nel 2008 tra Berlusconi e Pier Ferdinando Casini. In questi giorni di tensione crescente con il presidente della Camera, Berlusconi ha anche commissionato sondaggi sul Pdl senza Fini e su Fini senza Pdl. A bocce ferme questo genere di sondaggi non ha un grande valore. Ma nella guerra virtuale corroborano la minaccia. Comunque, non c'è sondaggio che non sconsigli a Berlusconi di intraprendere la strada della rottura. Avrebbe Bossi dalla sua. Ma per il resto sarebbe solo contro tutti. Contro Fini, contro l'alleanza obbligata Bersani-Casini, anche contro il Quirinale. Per questo Letta, Bonaiuti e le altre «colombe» ieri hanno avuto buon gioco nel convincere il premier.
Anche Giulio Tremonti ieri ha fatto visita a Fini. Per parlare della prossima Finanziaria. Ma quel colloquio aveva anche un valore politico: Tremonti, che ovviamente può ambire alla leadership nel dopo Berlusconi, non immagina affatto un Pdl senza Fini. Il suo segnale di distensione, Berlusconi l'ha lanciato a Montecitorio in un capannello con alcuni deputati finiani, lamentandosi della campagna anti-Fini del «suo» Giornale: «Mi sta procurando seri danni».

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