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Pescara, 24/04/2026
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Data: 19/11/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Angelini ora rischia la chiusura. La nuova legge dà al gruppo sei mesi di tempo per mettersi in regola

PESCARA. Ora Villa Pini ha sei mesi e poco più di tempo per evitare la revoca dell'accreditamento, cioè la cancellazione dall'elenco dei fornitori di servizi per il sistema sanitario regionale pubblico. La legge approvata dal Consiglio regionale martedì sera, che modifica la legge vigente 32/2007, stabilisce che nel caso di mancato versamento degli stipendi e dei contributi per tre mesi consecutivi viene attuata dalla direzione sanità della Regione una procedura di sospensione automatica dell'accreditamento che nel giro dei successivi sei mesi può diventare revoca.
La legge riguarda tutte le strutture private ma è centrata, per fatti contingenti, sul gruppo Villa Pini che da sette mesi non versa gli stipendi ai suoi 1600 dipendenti rivendicando crediti nei confronti della Regione. Per come stanno le cose, appena la legge entrerà in vigore, il giorno dopo la pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione, la direzione sanitaria regionale potrà contestare al gruppo Villa Pini il mancato adempimento degli obblighi previsti dall'accreditamento, dato che il gruppo che fa capo alla famiglia Angelini si trova già nella condizione di inadempienza.
La Regione concederà a Villa Pini massimo 60 giorni per mettersi in regola, «ma normalmente», spiega l'assessore Lanfranco Venturoni «diamo 15 giorni per rispondere alla contestazione. Se la risposta non c'è e gli stipendi non vengono pagati scatta la procedura di sospensione dell'accreditamento».
«La sospensione», spiega Venturoni, «mette in atto due cose: innanzitutto la clinica privata non può più ricoverare ex novo, perché non sarà più rimborsata, mentre i pazienti in cura potranno continuare a essere assistiti. Nello stesso tempo la Regione mette in atto entro 90 giorni un programma di evacuazione dei pazienti verso altre strutture». Se infine entro sei mesi dalla contestazione la clinica privata non si mette in regola l'accreditamento viene revocato.
Per l'opposizione la nuova legge rende più macchinosa l'applicazione della norma già in vigore, perché allunga i tempi per la revoca e dunque favorisce Angelini. Venturoni contesta questa interpretazione. «Il problema», dice «è che la legge in vigore dava ai privati la possibilità di contestare i provvedimenti. La nostra legge non ha quelle debolezze normative su cui gli avvocati delle cliniche sono sempre più agguerriti rispetto alla nostra avvocatura».
Venturoni ricorda che la giunta precedente (nella fase di reggenza di Enrico Paolini, fine 2008) aveva provato a mettere in atto il procedimento «però alla fine si era fermata e la stessa giunta l'ha tenuta nel cassetto, forse per un problema politico, ma anche perché aveva trovato delle debolezze nella norma». L'assessore difende la nuova legge anche rispetto alla tutela dei pazienti, «perché in quella in vigore la revoca immediata senza sospensione comporta la fine dell'assistenza ai ricoverati e nega a qualsiasi clinica di porre il problema dell'assisteza».
Più delicata la questione dei lavoratori. Il presidente Gianni Chiodi, dice Venturoni, ha ottenuto dal governo l'assicurazione che, se necessario, potrà essere messa in atto una cassa integrazione in deroga. Per il resto occorre che «si cerchi una forma di intesa con i sindacati per far sì che i pazienti vengano assistiti da chi già opera in questo campo e non da personale ex novo».

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