La nota serve anche a placare l'irritazione del capo dello Stato
ROMA. Contrordine. Silvio Berlusconi «non ha mai pensato» alle elezioni anticipate e Renato Schifani ha detto una «ovvietà». La precisazione, sponsorizzata da Gianni Letta con l'obiettivo di sedare l'irritazione di Giorgio Napolitano, è contenuta in una nota di palazzo Chigi con la quale il premier si dice «stupito» da quanto riportato da quasi tutti i giornali e conferma che se cade questa maggioranza non ci sarà un governo diverso. «Il mandato che abbiamo ricevuto dagli elettori è di governare per i cinque anni della legislatura ed è questo l'impegno che stiamo portando avanti. La maggioranza è solida e gode di un consenso superiore al 60 per cento» scrive Berlusconi, che derubrica a semplice «dialettica interna che accentua le capacità ideative» lo scontro continuo con i finiani e assicura che con Fini non ci sono problemi: «E' tutto chiarito, l'ho già visto».
La maggioranza, insomma, è libera di dividersi e il ricorso al voto anticipato è un colpo a salve, uno spauracchio da agitare solo a «fini» interni. Quel che è certo è che sul piano politico le questioni che dividono il Pdl non sembrano destinate ad essere risolte in un sol giorno. Gianfranco Fini ha commentato con un eloquente silenzio le dichiarazioni di Schifani (che ha scavalcato ogni prerogativa del Quirinale sullo scioglimento anticipato delle Camere) e ieri si è limitato a far smentire dal suo portavoce la volontà di «pensionare Berlusconi» che il quotidiano Libero gli ha attribuito.
La tensione nel Pdl è altissima, anche se il Cavaliere nega di aver chiesto ai suoi alleati di stringere i tempi sulla giustizia: «Non ho chiesto nulla». Ma i problemi non riguardano solo la giustizia. Un esempio? Ieri mattina Walter Veltroni (Pd), la finiana Flavia Perina (Pdl), Leoluca Orlando (Idv) e Roberto Rao (Udc) hanno illustrato a Montecitorio un provvedimento «trasversale» che riconosce agli immigrati il diritto di voto alle elezioni amministrative (mancava solo la firma della Lega) e Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Canmeta, ha subito bollato come «inaccettabile» l'inizitiva. Poi, nel pomeriggio, durante le votazioni sulla fiducia posta dal governo al provvedinento sulla privatizzazione dell'acqua, l'aula di Montecitorio ha approvato sei ordini del giorno su cui il governo aveva espresso parere contrario.
La maggioranza andrà in pezzi? Umberto Bossi non entra nella querelle sul voto anticipato e si mostra ottimista: «Il governo non rischia. Tutto andrà a posto. Fini e Berlusconi si devono sedere intorno a un tavolo e alla fine si troverà una soluzione». Fini, invece, nega che ci sia un complotto in atto contro Berlusconi e prova ad allontanare da sé i sospetti che agitano il Pdl alla vigilia delle regionali. Ma sulla giustizia, il presidente della Camera non fa sconti: conferma la disponibilità a votare il provvedimento sul processo breve ma dice no ai tentativi di introdurre norme per garantire l'impunità.
Contro il continuo stop and go sulle possibili elezioni anticipate si schierano invece il leader del Pd e dell'Udc. Pier Luigi Bersani spiega che le parole del presidente del Senato corrette ieri da Berlusconi creano «confusione» e attacca il Cavaliere: «Chi ha responsabilità di governo dovrebbe comportarsi in altro modo». Casini definisce invece «sterile» la minaccia del voto anticipato e accusa il presidente del Senato di brandire una «pistola scarica». «Non c'è nessuna possibilità di elezioni anticipate e la maggioranza» precisa il leader centrista «ha il dovere di governare fino alla fine della legislatura, indipendentemente dalle vicende giudiziarie di Berlusconi».