PESCARA - Fuori tempo massimo: qui lo dice e non lo nega il capogruppo regionale del Pdl Gianfranco Giuliante, alla faccia delle minacce di espulsione e dei richiami all'ordine. «Siamo in ritardo, in ritardissimo nella scelta del candidato alle elezioni provinciali, e chi pensa che quella dell'Aquila sia una partita in discesa, dice una corbelleria: noi rischiamo di sbatterci il muso». Contro Stefania Pezzopane, naturalmente. Candidata tosta sulla quale il centrosinistra sta lavorando da quel dì: interviste a Diva, ospitate da Chiambretti, le foto con Obama rimbalzate sui giornali di tutto il mondo, «e noi invece neppure una riunione, non abbiamo individuato neanche il profilo del candidato». Punta il dito contro la segreteria regionale, inesistente secondo Giuliante, contro un vertice assente, muto, che non accetta nè dialogo nè confronto. Un muro di gomma. «Nel pdl assistiamo a un balletto inconsulto di nomi, a falsi comunicati, false indicazioni e autocandidature come quella di Daniela Stati, senza che la segreteria intervenga per affrontare l'argomento: che chi fa politica non capisca che questa è una partita strategica mi sembra paradossale».
Eppure lui l'aveva detto. Due mesi fa, ai primi di ottobre, quando sollevò il caso Masci a Pescara, «e mi risposero che mi ero allargato troppo, che dovevo pensare all'Aquila, ma quello era un modo per convocare le segreterie regionali e per iniziare a parlare anche di candidature». E invece niente, col risultato che adesso si rischia che tutto vada a finire come al solito: e cioè che a individuare il candidato ci pensa Roma, e tanti saluti all'autonomia del territorio. Perchè non c'è soltanto da scegliere il candidato e da stabilire se dovrà essere pescato nel partito e nel consiglio regionale o nella società civile, c'è da fare un programma, da stabilire accordi e alleanze: «Fino ad oggi nessuno ha ancora parlato con l'Udc o con De Matteis, e il 20 febbraio dovranno essere pronte le candidature».
Silenzi da parte del Pdl, incomunicabilità, litigi, fazioni che si agitano contro altre fazioni. «Queste elezioni valgono oro: noi possiamo vincere in tutte le regioni d'Italia ma se perdiamo all'Aquila, Berlusconi vanificherà ogni successo. E' bene che questo concetto diventi chiaro a tutti, quelle dell'Aquila rappresentano un test importantissimo, sono le elezioni politiche più importanti degli ultimi 45 anni». Politiche, proprio così. L'aveva già detto a Sulmona poco tempo fa Giuliante, «siamo in clamoroso ritardo» e Piccone si era spinto più in là, aveva affermato che il candidato delle Provinciali doveva essere dell'Aquila città. Salvo poi andare ad offrire la candidatura all'ex presidente di Confindustria giovani Fabio Spinosa Pingue.
Sullo scenario aquilano le incognite sono tante. Quella di Daniela Stati, che si è autocandidata mentre i suoi sostenitori minacciano di dare vita a una lista civica che sottrarrebbe buoni novemila voti al Pdl, lo stesso De Matteis anche lui papabile per una lista civica con la quale potrebbe pesarsi elettoralmente diventando così il Teodoro aquilano, con tutto il rispetto, e le anime del'ex An che non si sa ancora che parte reciteranno. Di Stefano si è allontanato da Alemanno, Castiglione si è avvicinato più a Urso che a Fini, Giuliante sta con Matteoli: tutti personaggi che vorranno dire la loro, pesare nella scelta del candidato. Ma intanto è arrivato, quasi, Natale.