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Pescara, 15/05/2026
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Data: 31/08/2006
Testata giornalistica: Corriere della Sera
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Bruxelles stringe su quel 'no' a autostrade. Una lettera irrita Di Pietro: «E' solo una richiesta di dati sulla fusione. Però, che sollecitudine»

Roma.- L'Unione europea vuol vederci chiaro sulla bocciatura della fusione tra Autostrade e la spagnola Abertis decretata dal governo italiano il 4 agosto. Venerdì scorso il direttore generale al Mercato Interno della Commissione europea, Thierry Stoll, che lavora sotto la direzione politica del Commissario, Charlie Me Creevy, ha inviato al ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, una richiesta d'informazioni da esaudire entro dieci giorni.
Per ora non c'è alcuna apertura di procedimento, tuttavia per Di Pietro le richieste di Bruxelles sono «pressioni» basate su «un presupposto sbagliato»: «Non mi piace affatto ciò che sta succedendo in Europa in questi giorni» ha detto il ministro in televisione, attribuendo in un primo momento la lettera al commissario europeo alla Concorrenza, Neelie Kroes. Per Di Pietro «la critica» sarebbe «del tutto infondata» poichè il governo non ha bocciato la fusione ma solo il passaggio della concessione autostradale da Autostrade al nuovo gruppo Abertis. «I concessionari -ha spiegato - non possono vendersi quello che non possiedono. Le concessioni sono un bene pubblico che deve restare sotto il controllo dello Stato». In ogni caso, ha assicurato, all'Ue saranno fornite «tutte le spiegazioni».
Dall'ufficio di McCreevy è arrivata conferma dell'invio della lettera: «Vogliamo disporre di informazioni che ci permettano di stabilire se c'è potenzialmente una violazione del principio del movimento di capitali». Una precisazione che Di Pietro ha interpretato come un «ripensamento operoso».
Intanto Banca Intesa smentisce di aver presentato al governo italiano un progetto per rilevare il controllo di Autostrade, così come riferito dalla stampa spagnola. L'agenzia Efe ipotizzava l'esistenza di una cordata interessata a rilevare la quota di Schemaventotto dalla famiglia Benetton, formata da banche e ma anche da soci industriali di minoranza, come i gruppi Caltagirone e Gavio.

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