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Pescara, 24/10/2020
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Data: 21/11/2009
Testata giornalistica: Clickmobility
La riforma dei servizi pubblici locali - Passa alla Camera con la fiducia il decreto Ronchi: tpl a gara. Introdotto l'obbligo di affidare i servizi solo con lo strumento della gara e non più, salvo casi eccezionali, con la cessione diretta

L'Assemblea di Montecitorio ha approvato il decreto "salva infrazioni comunitarie" che prevede la liberalizzazione dei servizi pubblici locali.
Il governo incassa la fiducia sul dl Ronchi per la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, cosiddetto "salva infrazioni comunitarie", che all'art. 15 contiene anche norme stringenti che obbligano il settore dell'acqua ad aprirsi ulteriormente al mercato. Al 2011, secondo il provvedimento, tutte le gestioni interamente pubbliche dovranno cessare, a meno che le aziende non mettano sul mercato, con gara, il 40% del capitale.

L'assemblea della Camera ha approvato la conversione in legge con 302 voti a favore, 263 contrari in un clima molto teso, soprattutto al capitolo privatizzazione dell'acqua.

Il decreto legge numero 135/2009 prevede 20 punti-chiave, tra cui il discusso articolo 15 denominato "Adeguamento alla disciplina comunitaria in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica". L'articolo cosente la liberalizzazione dei servizi primari - acqua, gas, elettricità, trasporto pubblico locale - previa una gara d'appalto.
Alla gara possono partecipare imprese private, ma anche pubbliche o miste. Tutti gli appalti affidati senza gara decadono il 31 dicembre 2010. La normativa prevede, però, deroghe se il Comune cede ai privati almeno il 40% del proprio capitale o se le aziende sono quotate in borsa. Con la conversione del decreto legge sono state chiuse 14 procedure di infrazione europee «che - ha spiegato il ministro Andrea Ronchi - hanno anche gravi conseguenze economiche».

L'Antitrust è soddisfatta del decreto in quanto si tratta di una "liberalizzazione tanto auspicata" come dichiara il presidente dell'Agcm Antonio Catricalà, che però condivide le perplessità in merito all'assegnazione degli appalti "se non ci sarà il controllo da parte di una autorità indipendente: se invece saranno chiare le responsabilità, spero che questi timori possano rivelarsi infondati".

Di parere nettamente contrario i vertici delle regioni Marche, Piemonte ed Emilia Romagna - tre regioni governate dal centrosinistra - che stanno valutando un ricorso alla Corte Costituzionale. Oliviero Dottorini, capogruppo dei verdi per la regione Umbria e autore di una mozione contro il decreto, dichiara: "Metteremo a disposizione di tutta la coalizione di centrosinistra la nostra mozione, consentendo a tutti di passare dalle enunciazioni di principio ai fatti. Su certi temi a nostro avviso non sono ammessi doppi giochi o escamotage. Questo provvedimento sottrae ai cittadini un diritto fondamentale, consegnando l'acqua, a partire dal 2011, agli interessi delle grandi multinazionali per farne un nuovo business per i privati e per le banche".

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