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Data: 21/11/2009
Testata giornalistica: Il Tempo - Edizione nazionale
Bcc Roma, Cgil smemorata. Rinnegato l'accordo per dare ai figli il posto dei padri. Ma in passato il sindacato aveva detto sì allo stesso tipo di intesa

Cgil con la memoria corta. Anzi cortissima in tema di accordi per incentivare l'uscita dei lavoratori anziani consentendo loro di lasciare il posto a un parente stretto. Già. Ieri, a sole 24 ore dalla firma di un'intesa con la Banca di Credito Cooperativo di Roma per consentire l'applicazione di questo meccanismo a 76 lavoratori, la Fisac Cgil (il braccio del sindacato di Epifani nel credito) ha fatto uno spettacolare dietrofront. «È importante che le assunzioni vengano fatte in modo selettivo e trasparente e che tutti gli aspiranti a un posto, abbiano le stesse opportunità e non che, invece, ci siano corsie preferenziali» ha tuonato il segretario Domenico Moccia. Appoggiato e rincuorato anche da Fabrizio Solari, segretario confederale Cgil, che ha utilizzato un linguaggio da comizio stile anni '70: «Un accordo sbagliato, corporativo, la Fisac ha fatto bene a ritirare la firma». Peccato che un tale afflato ideale sia smentito da quanto avallato dalla stessa organizzazione solo qualche mese fa. Ovvero il 9 aprile scorso quando un comunicato congiunto (firmato anche dall'organizzazione sindacale guidata da Epifani) sottolineava «la grande rilevanza sociale di assumere 100 nuove risorse tramite lo scorrimento delle graduatorie di Siena/figli di dipendenti». Certo non era previsto un meccanismo automatico. Ma il senso dell'operazione era evidente e chiarificato dallo stessa nota: l'immissione di questo personale è in parte dovuto alle recenti uscite». Una postilla che ha aperto di fatto la strada al contestato, oggi non allora, meccanismo di trasmissione generazionale del posto. Insomma gli uomini di Epifani hanno dimenticato quanto sostanzialmente avallato solo qualche mese fa. Certo le simpatie di Siena per la sinistra hanno consentito l'approvazione dell'intesa senza grandi opposizioni. Ma lo stesso silente atteggiamento si è già verificato anche con grandi banche come nel 2006 all'allora SanPaolo Imi. Una lettera aziendale del primo dicembre dello stesso anno spiegava «con riferimento alle previsioni dell'accordo sindacale sottoscritto (anche dalla Fisac Cgil ndr)confermiamo che in via straordinaria saranno considerate le candidature dei figli dei dipendenti che avranno deciso di risolvere il proprio rapporto di lavoro». Anche qui a prescindere dalle parole utilizzate il fine era lo stesso. E accordi del genere sono stati presi dal sindacato più a sinistra anche alla Banca Popolare di Milano e alla Ubi. Nulla di male, dunque, essendo pratica seguita in molte aziende italiane. La spiegazione dell'attuale ritrosia è probabilmente più politica e da rinvenirsi nelle manovre precongressuali della Cgil. La posizione anti Epifani di Moccia (banche) e Rinaldini (metalmeccanici)che esprime la sinistra interna nel sindacato rischiava di essere soggetta a critiche dall'attuale gruppo dirigente. Meglio soprassedere.

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