ROMA Nessuno sciopero generale. Per ora. «Perchè - dice Raffaele Bonanni - quando si va in piazza vuol dire che il confronto è fallito».
Sull'occupazione però c'è poco da confrontarsi: l'emergenza è sotto gli occhi di tutti. Lo dimostrano anche i casi di Eutalia e Alcoa.
«E' chiaro - risponde il leader della Cisl - che la crisi c'è. E che realtà, già deboli, hanno crescenti problemi e sono stremate. La situazione non è drammatica, ma molto, molto complicata. E noi sindacalisti siamo gli unici cirenei del giorno per giorno».
Sia sincero, Bonanni, i lavoratori sono ancora e sempre con il sindacato?
«Quando visito aziende in difficoltà mi preoccupo anche di parlare con i lavoratori i quali, insieme alle testimonianze e ai documenti sulla situazione, mi danno anche idee su come risolvere i problemi. E poi i lavoratori perchè non dovrebbero aver più fiducia in noi? Oltre tutto non saprebbero a chi rivolgersi anche perchè non si fidano di tutti quei politici che arrivano, fanno i masanielli e poi se la squagliano. Insisto, i cirenei di tutti i giorni siamo noi. C'è, invece, una cosa che mi sconcerta...».
Quale?
«Il comportamento di coloro che dovrebbero agire sui fattori di contesto».Proviamo a tradurre dal sindacalese?
«Parlo di coloro che non attivano politiche in grado di irrobustire l'economia attraverso interventi e a favore delle imprese e a favore di lavoratori e pensionati per sollecitare i consumi. Interventi doverosi da parte del governo centrale. Ma è sconcertante che anche Regioni e Comuni facciano poco o nulla sul versante, per esempio, delle infrastrutture e dell'energia. L'unica cosa che sanno fare tutti e scagliare il cappello il più lontano possibile o giocare a scaricabarile. Non c'è coordinamento tra governo centrale e governi locali e nessun impegno per curare la situazione. Non vedo comportamenti all'altezza della crisi e non vedo persone in grado di governare i processi in modo coraggioso e magari doloroso. Si aspetta semplicemente che passi 'a nuttata mentre servono azioni forti».
Che vuol dire processi dolorosi?
«Per esempio, tagliare le ruberie nella sanità per investire i soldi in altri settori».
Va be' ma sono cose che il sindacato denuncia da tempo...
«Guardi che siamo gli unici a parlare con i lavoratori e le imprese».
E può essere sufficiente il solo parlare?
«Intanto organizzeremo manifestazioni a livello locale e chiediamo un confronto in tempi brevi con il governo e la conferenza della Regioni per fissare obiettivi che alleggeriscano la crisi e fermino il calo dell'occupazione. Il nostro pressing sarà asfissiante».Allora non sarebbe il caso che il sindacato ritrovasse unità d'azione?«Sarebbe auspicabile, ma prima bisognerebbe chiarire che la mobilitazione non deve mirare a screditare qualcuno, ma a sollecitare una cooperazione tra governo centrale e quelli locali. Purtroppo la Cgil fa un uso eccessivamente politico della propria azione sindacale».
La Fiat. Marchionne dice che non tutti gli impianti potranno restare aperti.
«Se dovranno essere dati dei soldi, deve essere chiaro che gli stabilimenti non potranno essere chiusi».
I bancari. Le piace l'accordo per trasferire il posto da padre in figlio?«Non è un accordo felice. E' stato fatto in passato, ma non è una buona ragione per ripeterlo. E comunque non potrà avere una valenza nazionale».