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Pescara, 24/04/2026
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Data: 24/11/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Il dopo terremoto - Appalto pilotato, 2 arresti. In carcere l'ex assessore Mileti e un imprenditore. I silenzi e gli imbarazzi del Pdl

PESCARA. Un accordo tra imprenditori per sistemare in un mega capannone gli uffici amministrativi della Asl aquilana distrutti dal sisma. Un appalto da 15 milioni, mai bandito, ma secondo l'accusa pilotato da due persone che da ieri mattina sono in carcere, accusate di millantato credito per illecita intermediazione verso pubblici ufficiali nell'ambito della ricostruzione post terremoto all'Aquila.
I carabinieri del nucleo radiomobile di Pescara hanno arrestato Claudio D'Alesio, di 50 anni, originario di Teramo ma residente a Pescara, imprenditore, già amministratore delegato della Fira Servizi, e l'ex assessore regionale e comunale a Pescara Italo Mileti (59), di Forza Italia. Il millantato credito sarebbe stato effettuato nei confronti dell'assessore regionale alla sanità Lanfranco Venturoni.
Ma l'operazione, ribattezzata Ground Zero, potrebbe essere il punto di partenza di un'inchiesta più grande, che contempla la corruzione. Anzi, un tentativo di corruzione, non andato a buon fine. Un reato ben diverso dal semplice millantato credito e che già nelle prossime ore potrebbe essere contestato allargando il fronte degli indagati.
L'ARRESTO. Alle sette del mattino, i militari di Pescara, guidati dal comandante Guido Gargarella, notificano a Mileti e D'Alesio l'ordinanza di custodia cautelare richiesta dal sostituto procuratore Gennaro Varone e firmata dal gip Luca De Ninis. I due vengono rinchiusi nel carcere pescarese di San Donato in attesa dell'interrogatorio di garanzia, che quasi certamente si svolgerà domani mattina. L'arresto scatta per evitare che il reato venga completato e perché c'è pericolo di inquinamento delle prove. I carabinieri procedono con perquisizioni e sequestrano documenti ritenuti utili all'indagine. Ma la perquisizione riguarda anche l'imprenditore aquilano Alido Venturi, residente a Tortoreto, proprietario del capannone situato vicino all'ospedale San Salvatore dell'Aquila. Mileti e D'Alesio, secondo l'accusa, avrebbero agito da intermediari per indirizzare, traendone profitto, l'aggiudicazione di un appalto da quasi 15 milioni di euro, cioè una grossa fetta dei 47 milioni riscossi - attraverso l'assicurazione - dalla Asl per i danni del sisma.
LA STORIA. Prima del terremoto, D'Alesio e Venturi stipulano un accordo di massima: D'Alesio mette in contatto il costruttore aquilano con una multinazionale per la realizzazione di un centro commerciale nel capannone, tre piani di 2500 metri quadri ciascuno. L'affare è ghiotto. Se va in porto, concordano i due, a D'Alesio sarà riconosciuta una percentuale. Ma il 6 aprile il terremoto manda in fumo tutti i piani. Il capannone resta in piedi e inutilizzato, fino a quando spunta la necessità di trovare dei locali adatti a ospitare i distrutti uffici amministrativi della Asl.

I silenzi e gli imbarazzi del Pdl
Poche reazioni agli arresti. Rifondazione: non accusino le «toghe rosse»

PESCARA. Il meno che si possa dire è che gli arresti dell'operazione "Ground zero" hanno lasciato senza fiato la classe politica. Poche le reazioni, soprattutto nel centrodestra, alla cui area appartengono l'ex assessore Italo Mileti e l'ex consigliere Fira Claudio D'Alesio colpiti dal provvedimento della procura di Pescara.
Fino a tarda sera non è stato possibile parlare con il senatore Filippo Piccone, coordinatore regionale del Popolo delle Libertà. Il capogruppo Pdl in Consiglio regionale Gianfranco Giuliante ammette di aver avuto notizia degli arresti in maniera frammentaria e non se la sente di rilasciare «dichiarazioni al buio». Nega anche che la notizia abbia arroventato i telefoni dei colleghi politici: nessun tam tam, nessuno scambio di opinioni per le manette a D'Alesio e Mileti. Il primo ex consigliere d'amministrazione della finanziaria regionale Fira ed ex amministratore delegato di Fira servizi (prima che il Commissario Gino Redigolo la liquidasse), l'altro ex assessore al comune di Pescara con Carlo Pace e poi assessore regionale al Lavoro con Giovanni Pace.
Solo l'assessore regionale alla Sanità Lanfranco Venturoni si è detto sconcertato per gli arresti, ricordando che sulla vicenda del trasferimento degli uffici amministrativi della Asl dell'Aquila fu proprio lui a sollecitare una gara d'appalto.
Ma l'elemento che in tutta questa vicenda lascia più impressionati è la ricomparsa (ma solo sullo sfondo di una biografia politica) della Fira servizi, società che ha un ruolo forte nell'inchiesta Sanitopoli, essendo stata la società-cassaforte delle Asl. Certo, i fatti richiamati nell'ordinanza e riferiti in particolare a D'Alesio, sono posteriori alla sua definitiva liquidazione avvenuta a fine 2008, ma l'impressione resta per tutto quello che a quel nome resta legato.
Lo sottolinea l'ex presidente vicario della Regione Enrico Paolini, quando ricorda che fu proprio lui nelle settimane che seguirono i drammatici arresti della giunta Del Turco, «a deliberare lo scioglimento della Fira servizi», mentre oggi si rammarica che «la giunta rilanci la Fira senza che venga sollevata opposizione né dal Pd né dall'Idv».
Dal suo scranno a palazzo dell'Emiciclo il consigliere di Rifondazione Maurizio Acerbo chiede «il massimo di trasparenza sulla ricostruzione». E conclude rivolto al centordestra: «Questa volta il Pdl non potrà gridare contro le toghe rosse perché in Abruzzo ad indagare suoi esponenti (da Aracu a Mileti) è la stessa Procura di Pescara che ha posto agli arresti big del Pd come Del Turco e D'Alfonso».

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