PESCARA - Io, proprio io. «Io che mi sono sempre battuto contro la corruzione, io che non ho mai fatto una visita privata, io un medico, io che ai soldi non ci ho mai badato»: Lanfranco Venturoni risponde al telefono dal suo ufficio in via Conte di Ruvo, sotto c'è un lavorio di voci, amici e segretari che cercano le parole giuste da infilare nel comunicato stampa. E' imbufalito l'assessore alla Sanità della giunta Chiodi indagato per corruzione aggravata, l'ha saputo dalle agenzie di stampa che sulla sua testa c'è un avviso di garanzia, urla e strepita e non si rassegna. «Io sarò il primo a denunciare il procuratore della repubblica, chiederò i danni: anche se so che niente e nessuno potrà ripagarmi di quanto mi sta succedendo. Io sono un uomo conosciuto in tutta Italia, mi hanno sbattuto sulle prime pagine dei giornali come un delinquente comune. La mia famiglia è distrutta, mio cugino è l'ammiraglio Guido Venturoni che è stato Capo di Stato maggiore della Difesa, mia moglie mia figlia, tutta gente perbene».
Lui, proprio lui. Ieri mattina il G8 della sanità, tutti gli occhi del mondo puntati su di lui. Ora aspetta la visita di Gianni Chiodi, vuole un consiglio, un nome di avvocato, qualcuno a cui affidarsi: «Io faccio il medico, che ne so di avvocati». All'inizio ha pensato che si trattasse di una burla: «Ma visto che la procura continua a non smentire le incredibili ricostruzioni accreditate dalle agenzie di stampa, devo ritenere che vi siano magistrati in Abruzzo disposti a credere che chi come il sottoscritto ha speso la sua intera esistenza a combattere la corruzione nella sanità possa essersi macchiato di condotte come quelle che mi vengono attribuite». Aspetta gli atti di accusa, Venturoni, «ma per me parlano i fatti e la biografia. Mi difenderò in ogni sede e con ogni mezzo e assicuro fin d'ora che non verrò meno ai miei doveri istituzionali, e andrò fino in fondo per scoprire chi e per quale finalità ha fatto in modo che il mio nome venisse infangato».
Uno straccio di prova, fatemela vedere chiede Venturoni. «No, non ce l'hanno. Li sfido a mostrarmela. Se mi avessero offerto soldi li avrei cacciati a calci nel sedere. Con Mileti ci avevo pure litigato. Lo ripeto: sono venuti da me lui e D'Alesio, mi hanno prospettato quella soluzione e io ho detto che mi sembrava una buona idea, gli ho suggerito di parlarne con Marzetti, punto e basta. Sono venuti poi un'altra volta a dirmi che avrebbero potuto spostare il supermercato al piano terra per mettere a disposizione della Asl l'intero fabbricato e anche allora dissi loro di parlarne col manager».
Una belva, Venturoni: «Io per fare la politica e le campagne elettorali ci ho rimesso un sacco di soldi. E adesso mi ritrovo indagato per corruzione. Sono sconcertato ma sicuro che tutto finirà in una bolla di sapone».
Intanto resterà al suo posto. Niente dimissioni, non ci pensa per niente. Parla di trappola, vuole scoprire chi gliel'ha tesa. Un periodaccio per l'assessore alla Sanità del Pdl, che ci fosse qualcosa nell'aria l'aveva capito l'altro giorno quando ha trovato un armadio e la cornice della porta del bagno divelti, ecco mi hanno messo le cimici, ha pensato subito. E poi quelle parole pesanti usate dalla polizia nel rapporto dopo l'assedio dei lavoratori di Villa Pini. «Mi hanno definito politico spaccone e solo perchè le cose non le mando a dire». Un brutto segno.