PESCARA - Viene liquidato in fretta il vertice sul Comune di Pescara, se la sbrigasse da solo Luigi Albore Mascia: alle undici e mezza di ieri mattina Filippo Piccone e Fabrizio Di Stefano abbandonano di corsa la sede del Pdl a piazza Salotto e corrono in via Conte di Ruvo. E' appena arrivata la notizia con l'avviso di garanzia per corruzione aggravata a carico dell'assessore alla Sanità Lanfranco Venturoni: è il primo stop giudiziario per la giunta di centrodestra guidata da Gianni Chiodi, piazzato dalla procura di Pescara a neppure un anno dal suo insediamento. Colpisce al cuore l'esecutivo e la maggioranza, ma soprattutto il presidente: Venturoni proviene da Teramo, è un uomo della sua squadra, fortemente voluto da Chiodi e da Paolo Tancredi. E' l'uomo forte della giunta, imposto contro tutto e tutti.
La terra sotto i piedi del Pdl aveva già cominciato a franare a luglio scorso, con le prime indiscrezioni su Aracu e Cicchitto e il plateale viavai in procura di nomi altisonanti del partito di Berlusconi. Un nuovo inciampo si verifica un mese fa, con l'avviso di garanzia per concussione all'assessore provinciale Angelo D'Ottavio per la Turbogas di Teramo, uomo di fiducia di Alfredo Castiglione. Dalle intercettazioni spuntano nomi di parlamentari, ma è la procura di Catanzaro che indaga e il Pdl butta la polvere sotto il tappeto. Per trenta giorni tutto tace, almeno ufficialmente. In realtà la procura indaga da luglio scorso, e dalle macerie dell'Aquila spunta un affare sporco. E' il primo del dopo terremoto e il copyright è tutto abruzzese.
Venturoni giura e spergiura a Di Stefano e Piccone la sua innocenza. Il racconto di quell'incontro è stato già consegnato al Messaggero, non c'è niente di più niente di meno, garantisce lui. E' quello che i coordinatori del Pdl vogliono sentirsi dire, fanno quadrato sull'assessore. Dall'Aquila Carlo Costantini capogruppo dell'Italia dei valori chiede che Venturoni si autosospenda. Niente da fare: «I coordinatori regionali, il presidente della Regione, la giunta e il gruppo consiliare del Pdl esprimono solidarietà all'assessore Lanfranco Venturoni, al quale si confermano stima e apprezzamento per il lavoro svolto - recita un comunicato - Ancora una volta un avviso di garanzia viene notificato a mezzo stampa perpetuando un atteggiamento lesivo dei diritti dell'avvisato». Chiede velocità e verità il Pdl alla magistratura: «Lanfranco Venturoni ha urlato la propria estraneità rispetto alla ricostruzione della magistratura e il Pdl non ha motivo di non credergli». E a scanso di equivoci, Piccone ribadisce con una nota solitaria che Venturoni «continuerà il suo lavoro al servizio dei cittadini col pieno sostegno del Pdl e la convinzione che nessuna calunnia, soprattutto se fantasiosa e campata in aria come quella che gli è stata notificata oggi a mezzo stampa, potrà fiaccare il suo contributo alla ricostruzione di una terra ferita e al rinnovamento del comparto sanitario». Piccone ipotizza che proprio «la forte discontinuità che ha introdotto Venturoni» abbia originato il tentativo «di accreditare presso l'autorità giudiziaria illazioni di cui comprenderemo la natura».
Piccone parla di illazioni, Costantini chiede la sospensione «nell'interesse personale di Venturoni che in questo momento ha tutto il diritto di occuparsi delle vicende personali». E velocità chiede anche il segretario del Pd Silvio Paolucci: «Per noi, ieri come oggi, vale la presunzione d'innocenza». Nel pomeriggio Venturoni aspetta Gianni Chiodi, è il primo incontro tra i due dopo la notizia dell'avviso di garanzia. Un abbraccio e i consigli per come affrontare la difesa, i nomi di avvocati esperti cui affidarsi: Chiodi ribadisce a voce a Venturoni fiducia e sostegno. Ma il Pdl aspetta col fiato sospeso: l'inchiesta è in corso e gli sviluppo sono nell'aria. E non promettono nulla di buono.