E sulla Costituzione rilancia il dialogo bipartisan a partire dalla bozza Violante
ROMA. Il disegno di legge sul processo breve che preme tanto a Berlusconi, e che il Pd chiede al governo di ritirare, «non è la riforma della giustizia». Il siluro per il Cavaliere parte da Gianfranco Fini, che assesta il colpo durante la presentazione del suo libro «Il futuro della libertà».
Ma questa volta in gioco potrebbe esserci il futuro del governo. La seconda carica dello Stato affronta i temi che stanno mettendo in fibrillazione la maggioranza e alla platea, che gli ricorda il braccio di ferro in atto nel Pdl sul processo breve, chiede di evitare di dire che lo scontro è sulla giustizia. «Al momento non è di questo che si sta discutendo ma di un intervento che io credo sia giusto per garantire tempi certi ai processi. Evitiamo di fare confusione. La riforma della giustizia è la riforma della Costituzione nella parte che riguarda il sistema giudiziario», spiega Fini. I falchi del Pdl che continuano a ripetere che il disegno di legge approdato ieri al Senato non è uno scudo per il Cavaliere, ma una riforma, sono serviti.
Ma è solo l'inizio. Fini torna infatti a ripetere che le riforme debbono essere il più possibile condivise e spiega che la base di partenza potrebbe essere la bozza Violante che prevede la riduzione del numero dei parlamentari, l'ampliamento dei poteri del premier e del Parlamento, l'abolizione del bicameralismo perfetto e la trasformazione del Senato in Senato delle autonomie. La bozza, avanzata la scorsa legislatura, a parole condivisa da tutti ma rimasta lettera morta a palazzo Madama, secondo il presidente della Camera potrebbe diventare legge in pocchissimo tempo: «Non parlo con il Pd tutti i giorni, ma sento quello che dicono in Parlamento. Se non hanno cambiato idea, la bozza Violante nel giro di pochi mesi potrebbe essere discussa, votata da Camera e Senato e diventare legge». L'appello lanciato da Fini viene subito raccolto dall'opposizione. Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, definisce «sagge» le parole di Fini e si dice disponibile al confronto: «Confermo che, a partire da quel testo, noi siamo pronti a discutere di riforme costituzionali».
Nell'attesa di vedere se il confronto tra maggioranza e opposizione potrà partire davvero, Fini rilancia la proposta di introdurre l'immunità parlamentare («Ritengo che discuterne non sia motivo di scandalo anche perché i parlamentari europei godono di una prerogativa che i nostri deputati nazionali non hanno più») e fa capire che i suoi rapporti con Berlusconi sono pessimi. Qualcuno chiede al presidente della Camera se in serata parteciperà alla consueta cena ad Arcore con il Cavaliere, Bossi e Tremonti, ma la risposta è tranciante: «Questa sera sarò a cena con le mie figlie, Carolina e Martina...». E non è finita. Berlusconi ha insistito fino all'ultimo per la candidatura alla Regione Campania del sottosegretario all'Economia, Nicola Cosentino, sul quale pende una richiesta di arresto? Il presidente della Camera non esita un istante a definire «non opportune certe candidature».
Tutto avviene nel giorno in cui al Senato approda il ddl sul processo breve, e mentre il Pdl starebbe studiando un piano B per salvare Berlusconi dal processo Mills: modificare (con una legge ad hoc o con un emendamento) il reato di corruzione in atti giudiziari, in modo che non si applichi se la corruzione è «susseguente», cioè se il denaro è consegnato dopo che è stato compiuto l'atto che ha influenzato un processo.