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Pescara, 24/04/2026
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Data: 27/11/2009
Testata giornalistica: Il Centro
L'inchiesta Ground zero a L'Aquila - Mileti e D'Alesio ai domiciliari. Gip e pm: esigenze cautelari attenuate, ma il quadro degli indizi resta grave

L'ex assessore regionale ha respinto le accuse di millantato credito: «Nessuna manovra illecita»

PESCARA. Ottanta ore dopo essere finiti in carcere, da incensurati, Italo Mileti e Claudio D'Alesio non riacquistano la libertà, ma almeno tornano a casa, seppure agli arresti. Al termine dell'interrogatorio di garanzia dell'ex assessore regionale, che ricalca quello di martedì dell'imprenditore, il pm Gennaro Varone fornisce il parere favorevole all'attenuazione della misura cautelare che consente ai due indagati di uscire dal San Donato. A firmare il via libera ai domiciliari è il gip Luca De Ninis che il 18 novembre ha disposto gli arresti, eseguiti lunedì.
Secondo l'accusa, anche se il quadro indiziario resta grave, si sono affievolite le esigenze cautelari. I due arrestati dell'operazione Ground Zero, accusati di millantato credito per illecita intermediazione verso pubblici ufficiali nell'ambito della ricostruzione post sisma, lasciano il carcere di Pescara quando il buio è già calato e salgono sull'auto del loro legale, Giuseppe Cichella, che aveva presentato subito la richiesta di revoca del carcere. E che dopo l'interrogatorio di Mileti, aveva detto: «Secondo me la situazione è evidentissima: o escono i fatti di corruzione o escono quelli che stanno dentro. Non ci sono fatti di corruzione, nessuno ne ha mai parlato e non si adombrano nemmeno». Mileti, come D'Alesio, ha ammesso gli incontri con l'assessore regionale Lanfranco Venturoni per parlare dell'appalto sul trasferimento degli uffici amministrativi dell'Asl aquilana in un immobile di proprietà dell'imprenditore Alido Venturi, ma ha escluso categoricamente manovre illecite.
Ancora Cichella ha spiegato: «Mileti ha parlato, ha per così dire collaborato, come ogni buon cittadino e persona integerrima che non ha nulla da nascondere, al di là del fatto che talvolta nelle espressioni verbali, soprattutto telefoniche, si lascia andare a qualche battuta o qualche motto di spirito. Ma è una persona assolutamente integerrima come D'Alesio, del resto». Il legale pescarese ha ribadito che al centro della vicenda vi è una «manovra di natura lobbistica, senza nulla di illecito», e non vi è alcun giro di soldi.
«Non c'è il passaggio nemmeno di 50 centesimi di euro da una parte all'altra. I miei assistiti hanno assolutamente la coscienza a posto e sono in ansia di sapere quali saranno i passaggi procedurali anche per poter iniziare a contrastare quei novelli Girolamo Savonarola che si cominciano a vedere in televisione, da ultimo su quella splendida trasmissione su La7 di mercoledì sera. Affronteremo a suo tempo tutte queste vicende».
Nell'ordinanza, il gip ha definito gli arrestati «spregiudicati, inclini all'abuso e alla sistematica violazione delle regole, pronti per il profitto a qualsiasi trucco, frode, corruzione», che sfruttano «le loro capacità di illecita penetrazione nel tessuto dell'amministrazione pubblica». Il giudice parla di «un'attività di procacciamento illecito di commesse pubbliche, da parte di D'Alesio e Mileti, gestita in via professionale e sistematica, anche attraverso il ricorso a qualsiasi genere di reato contro la pubblica amministrazione».
Il carcere è stato giustificato dal gip con il pericolo che i due ripetano il reato proprio perché «intrattengono relazioni politiche ad alto livello e sono, dunque, in grado di esercitare una fortissima pressione sugli apparati amministrativi».

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