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Pescara, 24/04/2026
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Data: 27/11/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
L'inchiesta Ground zero a L'Aquila - Trifuoggi: «Abbiamo evitato un atto di sciacallaggio contro i terremotati». Un giro di favori dei "lobbisti" Ecco l'ombra della corruzione

PESCARA - Un giro di favori per fluidificare l'affare del palazzo Immobilgiò per la "cittadella sanitaria dell'Aquila". Premure, cortesie messe in modo dai "lobbisti" Italo Mileti e Claudio D'Alesio, da ieri sera ai domiciliari dopo gli interrogatori in carcere condotti dal Gip Luca De Ninis alla presenza del Pm Gennaro Varone. Eccola l'ombra della corruzione che si stende sull'affare, il primo affare della ricostruzione finito nel mirino della magistratura. Mentre i carabinieri lavorano sodo resta in piedi, nonostante l'ottimismo dell'avvocato difensore Giuseppe Cichella e l'attenuazione delle misure cautelari, l'imputazione di millantato credito per una transazione immobiliare che, sotto la spinta dell'emergenza terremoto, avrebbe portato la Asl dell'Aquila a spendere circa il doppio del valore reale per la nuova sede degli uffici amministrativi. Questa almeno la tesi di procura e carabinieri. E con l'imputazione che lunedì ha portato in carcere Mileti, ex numero due della giunta regionale e uomo politico ancora influente nel Pdl abruzzese, e l'ex manager della Fira servizi D'Alesio, resta in piedi anche il doppio scenario disegnato dai magistrati di Pescara, al quale si ancora l'ipotesi di corruzione contestata agli indagati a piede libero, l'assessore regionale alla sanità Lanfranco Venturoni, l'ex manager della Asl aquilana Roberto Marzetti, il dirigente Enzo Mancinelli, gli imprenditori Alido Venturi, proprietario dell'immobile, e Enrico Tessitore, finanziatore di Immobilgiò.
Un versante ancora poco definito perché la dinamica dell'inchiesta è condizionata da una sorta di imperativo etico, stroncare un vero e proprio atto di sciacallaggio ai danni dei terremotati aquilani, che ha spinto la procura di Pescara ad agire con urgenza per evitare che, con la perfezione del crimine, si consumasse anche un odioso spreco di risorse destinate alla ricostruzione. Lo ammette, il procuratore Trifuoggi, dicendo: «L'importante, una volta acquisita la prova, era evitare un acquisto che per la pubblica amministrazione sarebbe stato un pessimo affare. Non vogliamo fare guerre a nessuno, né destabilizzare classi dirigenti politiche legittimate dal voto. Cerchiamo di fare, come sempre, il lavoro per cui siamo pagati. Se qualcuno vuole muovere guerra alla procura, dovrà combattere da solo, perché noi non siamo in guerra».
Questo spiega perché la corruzione, che comunque per il codice si realizza anche con la semplice promessa di denaro, resta per il momento sullo sfondo. Di sicuro, la procura ha in mano l'indipensabile per procedere alla iscrizione. La promessa di future generosità dei lobbisti, come autorizza a pensare sia il tenore di molte conversazioni intercettate che il valore economico dell'operazione gestita da Mileti e D'Alesio; oppure i primi favori resi a politici e dirigenti pubblici da ammorbidire. In ogni caso, non sono soltanto le intercettazioni a indicare la rotta gli inquirenti. Anche dall'ex amanager Roberto Marzetti e, sopratutto, dalla direttrice amministrativa della Asl Sabrina Di Pietro, sono arrivate testimoniante precise sulla corsia preferenziale preparata per Immobilgiò. Il cerchio da chiudere è il grado di coinvolgimento dell'assessore Venturoni, che era sicuramente a conoscenza della candidatura sponsorizzata da Mileti e D'Alesio. Da questo dipende anche il destino processuale degli imputati ai domiciliari: se il pubblico ufficiale è della partita il "credito" non è millantato. E' tutto vero.

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