«Venturoni, per come lo conosco, credo sia una persona onesta. È chiaro che la magistratura fa le sue valutazioni e le sue indagini». Lo ha dichiarato ieri il commissario ad acta per il piano di rientro della sanità, Gino Redigolo, a proposito dell'inchiesta che vede indagato con l'accusa di corruzione l'assessore regionale Lanfranco Venturoni nell'ambito della ricostruzione post sisma all'Aquila. «Io - ha continuato Redigolo - l'ho sentito parlare della necessità di ristrutturare, di ricostruire la situazione dell'Aquila. Credo che di questo abbia parlato». In difesa di Venturoni scende in campo anche il capogruppo del Pdl in Consiglio regionale, Gianfranco Giuliante, secondo il quale «le circostanze oggettive che iniziano a emergere dagli atti dell'inchiesta suggeriscono al Pdl di chiedere a Venturoni di restare a completare il lavoro iniziato». Intanto, anche alla luce di quanto emerso durante gli interrogatori di Claudio D'Alesio e Italo Mileti, continuano senza sosta le indagini della procura. Sotto torchio indagati, ma anche persone informate sui fatti e cioè su quell'appalto, da 15 milioni di euro, mai bandito, per sistemare in un capannone gli uffici amministrativi della Asl aquilana, distrutti dal terremoto. Per vederci chiaro, giovedì sera, nel suo ufficio al terzo piano di palazzo di giustizia, il Pm Gennaro Varone ha ascoltato Patrizia Masciovecchio della Asl dell'Aquila. Il 7 ottobre scorso era toccato all'ex manager dell'azienda sanitaria, Roberto Marzetti, indagato nel procedimento insieme all'assessore Venturoni, al funzionario regionale Enzo Mancinelli e agli imprenditori Alido Venturi ed Enrico Tessitore. Secondo la procura, Marzetti avrebbe accettato, come manager, di favorire l'assegnazione dell'appalto. Il bando sarebbe, quindi, stato realizzato per favorire gli indagati contro altri eventuali concorrenti. Tutto questo sarebbe stato ideato presso l'assessorato alla sanità, dove si sarebbe anche perfezionato l'accordo tra D'Alesio, Mileti e Venturoni. @OREDROB:#DIFALE@%@ Sanità abruzzese dunque sempre più nella bufera, tra inchieste giudiziarie, problemi legati al sisma, tagli ai servizi e nuovi ticket. Gli ultimi della serie, quelli sulle cure di riabilitazione e sugli interventi di cataratta e al tunnel carpale, stanno rischiando di scatenare una vera e propria sommossa popolare. Su tutte le furie è la Cgil che definisce "inaccettabili" le due recenti deliberazioni assunte dal commissario ad acta Redigolo "nel silenzio-assenso della Giunta Regionale". Secondo Angela Scottu della segreteria regionale, "i cittadini stanno pagando con ticket e tasse le perduranti disfunzioni del sistema sanitario abruzzese, ma non il suo risanamento". Alla luce di tale situazione, la Cgil ritiene non più procrastinabile il confronto sul risanamento e sulla riorganizzazione del sistema sanitario locale e chiede alla giunta regionale "univocità e chiarezza di intenti su decisioni che non possono riguardare esclusivamente il commissario, per il nesso inscindibile che c'è tra risanamento dei conti e riorganizzazione". Per il sindacato, dunque, è necessario che "il presidente della giunta regionale assuma su di sé le funzioni ed i compiti di commissario ad acta".