Iscriviti OnLine
 

Pescara, 22/04/2026
Visitatore n. 753.361



Data: 29/11/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Fini rilancia: la cittadinanza va estesa. Bossi gelido: «Idee già bocciate». Anche Gasparri critica la proposta e aggiunge: «La presidenza del Pdl è contraria al voto agli immigrati»

Sufficienti 5 anni di residenza e lavoro in Italia.

ROMA. Indifferente ai bruschi richiami all'ordine di Berlusconi, e tanto più alle proteste leghiste, Fini va avanti per la sua strada. Dopo aver accolto la richiesta (del Pd) di mettere in calendario alla Camera, già a dicembre, la riforma per la cittadinanza agli immigrati, ieri ha ribadito le sue convinzioni.
«La grande sfida dell'integrazione - ha detto nel corso del seminario organizzato dalla fondazione "Farefuturo" sul lago di Como - deve essere vinta attraverso un programma di estensione della cittadinanza sociale e di quella politica».
La democrazia deve avere un carattere «dinamico», ha spiegato il presidente della Camera, e tendere all'allargamento dei diritti. Per questo «l'inclusione degli immigrati nella vita civile dei paesi europei» sarà il terreno cruciale su cui si giocherà la partita. Parole che nelle convinzioni di Fini si traducono nel semplificare la concessione della cittadinanza per i figli degli immigrati nati in Italia, che nel nostro Paese vivono e studiano, o a quelli che ci risiedono da almeno 5 anni lavorando regolarmente. Fumo negli occhi per la Lega. Ma ragione di nuove divisioni anche all'interno del Pdl.
Umberto Bossi si mette immediatamente di traverso, ironizza su Fini, sbarra la strada a qualsiasi concessione di diritti agli immigrati, tanto meno al voto. «Fini dice le sue idee che sono bocciate dal suo partito», sottolinea infatti. Ribadisce che il Pdl ha già detto che «non darà mai un voto agli immigrati». E rincara la dose: «Penso che nessun Paese darà il voto agli immigrati. Chi non è cittadino non può votare. Punto e basta».
Ma fra i primi a voltare le spalle a Fini c'è anche un ex An come Maurizio Gasparri. Il capogruppo al Senato del Pdl ricorda come l'ufficio di presidenza del partito abbia detto di «no» al voto agli immigrati, si pronuncia contro la riduzione dei 10 anni oggi necessari per ottenere la cittadinanza e chiede che tutto il partito si pronunci presto contro proposte «affrettate e sbagliate» e che non hanno, a suo giudizio, nessuna urgenza. Si allarga insomma ogni giorno che passa il fossato politico, ma anche culturale che sembra ormai dividere Fini, e il manipolo dei finiani a lui fedeli sia alla Camera che al Senato, dal resto del Pdl.
«Oggi - ha spiegato il presidente della Camera - deve affermarsi l'idea che l'appartenenza alla nazione non discende solamente da un retroterra etnico, ma è anche il prodotto di una scelta individuale di un atto volontario d'amore verso il paese che è scelto come propria patria». Secondo Fini i paesi europei devono riuscire a «suscitare sentimenti di appartenenza anche in coloro che vengono da paesi lontani, facendoli partecipare attivamente e lealmente della vita collettiva, dei valori sociali, degli obiettivi di fondo della società». E per questo Fini ripete di essere d'accordo nel promuovere la conoscenza della lingua, della storia e dei principi costituzionali presso i nuovi cittadini. Un processo che sia capace insomma anche di rinnovare il «patto di cittadinanza» in Italia perché la Costituzione è anche la carta dei valori su cui si fonda la convivenza civile.
La resa dei conti nella maggioranza è comunque annunciata. Subito prima della pausa natalizia si discuterà alla Camera delle proposte sulla cittadinanza, e fra queste anche quella bipartisan firmata da un deputato finiano, Fabio Granata, e uno del Pd, Andrea Sarubbi. Prima di quel momento, il Pdl dovrà decidere.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it