Provincia e Comuni favorevoli alla strada alternativa all'Asse attrezzato
Costerà 39 milioni di euro, ma rischia di essere soltanto uno spreco
CHIETI - Appena quindici chilometri di strada separano Chieti da Pescara. Quindici chilometri percorribili con l'Asse Attrezzato. Pochi minuti e si è subito arrivati se non fosse per gli svincoli, che diventano imbuti pazzeschi. Logica vorrebbe che venissero rifatti. Così non accade. Al contrario, un paio di settimane fa è arrivata l'approvazione della Provincia di una nuova strada, la Nuova Teatina. Una piccola conquista da parte del Comune di San Giovanni Teatino, capofila dell'iniziativa, tanto che l'ha già approvata a luglio. Dieci chilometri e mezzo di strada, dal casello autostradale di Pescara Ovest fino allo svincolo San Silvestro, sulla statale Adriatica, destinati ad alleggerire l'Asse Attrezzato e la Tiburtina. Un'opera che costerà trentanove milioni di euro. Un'opera che è nell'aria già da un paio di anni e che pare piaccia, più o meno, a tutte le istituzioni, Regione compresa.
Ma un progetto, sostiene Alessandro Feragalli, consigliere comunale di opposizione al comune di San Giovanni, che può avere alternative. Ad esempio, la ferrovia. «Nessuno mette in dubbio che c'è bisogno di trovare una soluzione agli ingorghi sull'asse e la mole eccessiva di auto sulla Tiburtina. Ma c'è bisogno per forza di un'altra strada? La ferrovia c'è già, ci sono pure delle stazioni, ma è sotto utilizzata. Basterebbe comprare dei treni e aumentare il numero delle corse. Faccio un esempio, la Provincia di Roma con quaranta milioni di euro ha acquistato undici treni nuovi, qui ne basterebbero la metà. Per non parlare poi dell'impatto ambientale su quella che è una delle poche valli ancora intatte in questa zona».
Della delicatezza dell'intervento, «dato che il valore paesaggistico del territorio è innegabile», è convinto anche il professor Alberto Clementi, preside della Facoltà di Architettura dell'Università D'Annunzio e vero padre del progetto. La Nuova Teatina, infatti, venne concepita nel 2006, quando la Regione Abruzzo affidò alla Facoltà di Architettura il compito di fare degli studi di progetto per ristrutturare la viabilità nell'area metropolitana di Chieti e Pescara. «Fu in quella occasione che pensammo alla Nuova Teatina- ricorda il professor Clementi - E ora sono contento che stia prendendo forma, ma piazzata lì da sola non risolverà di certo i problemi di quella zona. Un'area densa di centri nevralgici della vita sociale dei cittadini, ma completamente disorganizzata. E' impensabile che si debba andare in Università in auto e, per di più, parcheggiare sotto il viadotto. Nel progetto avevamo parlato anche della metropolitana di collegamento tra i due poli universitari. Bisogna ragionare nel complesso e la ferrovia ha un ruolo essenziale, fa parte del sistema primario, bisogna cercare di riportarla al centro della mobilità. Ma anche in questo caso, prima che la volontà politica, manca l'organizzazione. Gli enti tra loro non si parlano e, per questo, non sanno nemmeno da che deriva la presenza di traffico su quella o quell'altra strada. In queste nuove ottiche di eco-sostenibilità bisogna prima di tutto adattare e mettere a norma quello che già esiste e riordinare, così, il tessuto urbano».
A tal proposito l'Anas, in concomitanza con lo studio dell'Università, aveva proposto di creare la terza corsia sull'asse attrezzato, ma l'idea fu bocciata per la effettiva mancanza di spazi. Questo, però, non significa che non necessita di interventi. Anzi. «Bisogna intervenire, e anche di corsa, soprattutto in alcuni tratti - ha sottolineato il professor Clementi». Come, ad esempio, all'uscita del cementificio. «Il traffico - ha specificato anche il consigliere comunale Feragalli - si crea nelle corsie di immissione inesistenti. C'è l'ingorgo per entrare sull'asse attrezzato, non per percorrerlo. Per questo mi auguro - ha concluso Feragalli - che prima di spendere questi trentanove milioni qualche amministratore si fermi a riflettere. Soprattutto oggi che in Abruzzo sembra che il problema del traffico si risolva costruendo nuove strade, mentre l'Europa punta a sviluppare sistemi di mobilità ecologici limitando l'uso dell'auto privata a favore dei mezzi pubblici".