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Pescara, 24/04/2026
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Data: 29/11/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Berlusconi: infamie su di me, strozzerei gli autori della Piovra - (Guarda il video)

«L'Italia fa brutta figura». Casini, appello a toghe e leader: fermatevi

OLBIA - Ai ragazzi del Pdl, che gli fanno festa, Silvio Berlusconi manda un avvertimento: state attenti ai media, «Guardate quel dicono!». E liquida come «infondate e infamanti» le voci che riferiscono di un'indagine nei suoi confronti come mandante per le stragi di mafia. Ne parlano i giornali, ma i procuratori di Firenze smentiscono l'arrivo di avvisi di garanzia per lui e Marcello Dell'Utri. «Non capisco come si possano pensare cose del genere», spiega il Cavaliere ai supporter della «Giovane Italia», non capisce neanche le motivazioni che sarebbero alla base di queste inchieste. Attacca la magistratura di sinistra che «cerca una scusa, un pretesto» per toglierlo da Palazzo Chigi. Del resto, è il suo ragionamento, provano a fare questi attacchi, da quando è nata «Forza Italia». Adesso, siamo in una fase acuta, il governo vuole riformare la magistratura con la separazione delle carriere dei Pm e dei giudici. E allora tentano l'affondo finale. Io nel '92-'93 non ero neanche sceso in campo! Ne approfitta la maggior parte della magistratura, che essendo di sinistra, vuole farlo cadere. Ma l'esecutivo andrà avanti con le riforme.
Berlusconi è scuro in volto, racconta barzellette, come quella su Mohammed-Esposito, che poi sarebbe lui. Perchè riunisce doti romantiche, che hanno i napoletani, e focose, come gli arabi. Chiede scusa al vescovo, «Eminenza poi passo da lei a confessarmi!». Ma nei gesti, come nelle parole, appare teso. Ai suoi collaboratori ha fatto notare il silenzio della Procura di Palermo, che non si è espressa sulle indagini, al contrario di quella di Firenze, che ha fatto una dichiarazione ufficiale. Questo starebbe a significare che è in agguato una trappola, qualcuno gliela vuole tendere. Il portavoce, Paolo Bonaiuti, commenta: «Sbaglia chi crede di poter mettere Berlusconi, all'angolo».
Di fronte ai tecnici dell'Enac, il presidente spazia dagli argomenti economici («Sto favorendo accordi con le compagnie russe che potrebbero portare vantaggi per i voli internazionali»), alle prospettive finanziarie contro le «fabbriche del catastrofismo» in azione quando c'era da far rinascere Alitalia. In Italia il peggio è alle spalle, assicura, il «Paese non va male, la caduta del Pil è stata inferiore a quella di altri Paesi, non lamentiamoci, come fanno alcuni organi di stampa, perchè bisogna essere ottimisti». Basta, insomma, con il pessimismo.
Ma, alla fine, torna a battere il tasto della mafia, lanciando strali. Dopo l'intervento di Vito Reggio, presidente Enac, il quale accennava alle difficoltà incontrate con Cosa Nostra nel Sud, cerca di sdrammatizzare con una battuta: «Tu Vito, hai parlato prima dei problemi con la mafia. E che problema c'è? Ci sono io...». Aggiungendo: «Nella vita bisogna sorridere, ci vuole ottimismo». Quindi punta contro la «Piovra». «Se trovo chi ha fatto le nove serie della "Piovra" e chi scrive libri sulla mafia, che fanno fare questa bella figura in tutto il mondo, giuro lo strozzo...». Il resto delle battute, lo riserva alla separazione dalla moglie Veronica. Per poi tornare sugli argomenti più gettonati. Alitalia e turismo.
Ma l'attacco dei giornali, soprattutto l'inchiesta siciliana raccontata da «Repubblica», che arriva fino a ipotizzare un trasferimento di denaro della mafia alle origine dell'impero Fininvest, provoca la più dura reazione di Marina Berlusconi: «Siamo stati infangati da professionisti della diffamazione», l'attacco di «Repubblica» non è «degno di un Paese civile». E l'avvocato Ghedini ritiene che il gruppo sia stato diffamato, per cui annuncia querele contro il quotidiano. Ci sono invece poche reazioni nell'opposizione, Anna Finocchiaro, Pd, ritiene che alla «fine si dirà che la mafia non esiste». Bonaiuti è polemico: il Pd è tentato dalla lotta politica per via giudiziaria. Replica Orlando, Pd, contro «il nervosismo scomposto di Bonaiuti». Un appello a deporre le armi da parte di giudici e leader, arriva da Pier Ferdinando Casini, che fa suo il monito pronunciato l'altro giorno dal capo dello Stato: «Sulla giustizia, fermatevi!».

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