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Data: 29/11/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
«Ma nelle nostre fiction gli eroi sconfiggono il Male» Attori e scrittori si ribellano al j'accuse del Cavaliere - (Guarda il video)

ROMA Sciascia e Puzo sono scomparsi, quindi non hanno più niente da temere. Ma Roberto Saviano - che già ha i guai suoi - e Salvo Sottile sono tra coloro che rischiano di essere presi per il collo da Silvio Berlusconi. La frase pronunciata ieri dal premier al convegno di Olbia («se trovo chi ha fatto le nove serie de La Piovra - che in verità sono state 10 ndr - o chi scrive libri sulla mafia che ci fanno fare una bella figura, lo strozzo») ha scatenato un putiferio. I Centoautori si indignano. Nel mondo dello spettacolo c'è chi l'ha presa male e non ha alcuna intenzione di fare la fine di una gallina, e chi come uno scherzo, mentre per i politici ha rappresentato un altro succulento appiglio per scatenare la polemica.
«Berlusconi si dovrebbe autostrozzare. Che forse non è stato lui, proprio lui, a produrre Il capo dei capi?», replica un caustico ma divertito Michele Placido, mitico commissario Cattani, protagonista della Piovra. Aggiunge con amara ironia: «Comunque, ha ragione Berlusconi. La mafia non esiste, e gli attentati a Falcone e Borsellino, a Milano, Firenze e Torino, erano solo riprese cinematografiche dirette da Damiano Damiani, Florestano Vancini e Luigi Perelli».
Tanti film "mafiosi" sia per il cinema sia per la tv sono stati prodotti proprio da Medusa e R.T.I. Inoltre non solo Rai e Mediaset hanno raccontato Cosa Nostra: il cinema americano lo fa dagli Anni Quaranta (dal Grande Gatsby al Massacro del giorno di San Valentino) per culminare con il kolossal tratto dal best seller di Mario Puzo, quel Padrino di Francis Ford Coppola, con Marlon Brando, che ha sbancato i botteghini del mondo prima dei passaggi tv.
La Piovra, con la regia di Damiano Damiani, è la prima serie televisiva sull'Onorata società e dintorni. Il successo è travolgente e immediatp. E' il 1984. Non esistono cellulari, né internet, né playstation. Il terrorismo fa ancora paura, mancano tre anni alla Perestrojka di Gorbaciov nella Russia "piovradipendente" che accoglie Placido come un eroe. E la serie entra nel mercato internazionale. «Se Berlusconi mi vuole strozzare, sono qui che lo aspetto. Le sue minacce sono un onore», commenta Remo Girone, che interpretava quell'anima nera di Tano Cariddi.
Se Girone scherza, Stefano Rulli, che con Sandro Petraglia scrisse la serie, spera che «davvero siano uno scherzo le parole del premier». Il celebre sceneggiatore spiega: «Raccontare il nostro Paese, scempi compresi, è un diritto-dovere. Se una volta Andreotti osteggiava il Neorealismo affermando che "i panni sporchi vanno lavati in casa propria", oggi la guerra è palese. Fra l'altro La Piovra non viveva nei confini nazionali, li valicava. Insomma, spero che il presidente abbia detto una frase folkloristica».
«Sono convinto che si è trattato di una boutade. Come diceva Brecht, dovremmo essere leggeri di fronte ad argomenti seri, e seri quando si tratta di leggerezza», sorride Pietro Valsecchi (Tao2) che con Camilla Nesbitt ha realizzato film tv e serie su Cosa Nostra per R.T.I. Da Ultimo a Squadra Antimafia - Palermo oggi passando per Borsellino e il superbo Il capo dei capi andati in onda su Canale 5. «E mai ho avuto censure dalla rete. Anzi ho riscosso complimenti», dice il produttore. Che sia dipeso dagli ascolti? «Anche - risponde - ma l'Auditel è lo specchio di quello che vuole e che piace al pubblico. Gli spettatori seguono con grande interesse le storie di denuncia. Dalla fine della Guerra, anche se non era certo un periodo spensierato». Infatti è il 1948 quando la visione romantica della mafia che aveva Pietro Germi diventa il film In nome della legge. Seguito da Le mani sulla città di Francesco Rosi, quindi dai film di Elio Petri. Un grande cinema di impegno e di denuncia.
Lo stesso impegno civile di Raoul Bova, diventato ancora più forte dopo aver interpretato Ultimo, l'ufficiale dei Ros che arrestò Totò Riina. «Credo che sia un dovere morale realizzare queste storie», dice l'attore. «Non raccontano solo i cattivi, ma dimostrano che i buoni, i tanti anonimi, invisibili eroi, spesso sconfiggono il Male».
Infine, Carlo Lucarelli, scrittore di noir, con divertissment conclude: «Cispiace molto di far fare una gran brutta figura all'Italia, cercando di aprire gli occhi su quello che ci circonda».

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