Il presidente del Consiglio lancia un nuovo affondo: «Contro di me un attacco incredibile e ignobile»
OLBIA. «Se c'è un governo che più di tutti ha fatto della lotta alla mafia uno dei suoi obiettivi più netti e coerenti, questo è il mio governo». Berlusconi passa al contrattacco. E' così, dopo aver trascorso un giornata di riposo a villa la Certosa, il presidente del Consiglio sferra un nuovo affondo contro il tam-tam su un suo presunto coinvolgimento nelle indagini di mafia sugli avvenimenti del 1992-93. Già sabato, ad Olbia, il Cavaliere aveva provato a sgombrare il campo da ogni sospetto definendo quelle voci «accuse infamanti». Ma ieri, dopo aver letto nuovamente i giornali, i toni del Cavaliere sono diventati più duri. Berlusconi difende se stesso, la sua famiglia, le aziende, l'operato del suo governo e, contemporaneamente, del Popolo della Libertà nel contrastare la criminalità organizzata. «Se c'è una persona che per indole, sensibilità, mentalità, formazione, cultura e impegno politico - dice Berlusconi - è lontanissimo dalla mafia, quella persona sono io». Una presa di posizione che ha l'obiettivo di controbattere colpo su colpo a ogni ipotesi di sospetto. Berlusconi parla di «attacco ignobile» nei suoi confronti chiamando in causa i giornali e in particolare il gruppo di Carlo De Benedetti contro cui conferma agirà legalmente. «Intendo contrastare - avverte - la campagna di stampa del gruppo l'Espresso La Repubblica che chiamerò a rispondere sul piano penale e civile dei danni alla dignità della mia persona, della mia famiglia e dell'azienda Fininvest».
Ma dal centrodestra arrivano attacchi all'inchiesta. «Se i giornali hanno riportato il vero» sulle date e sulle tappe delle dichiarazioni di Spatuzza agli inquirenti, «riscontro una evidente violazione di legge da parte dei magistrati» nella gestione del pentito che ha tirato in ballo Berlusconi e Dell'Utri quali presunti referenti politici di Cosa Nostra. Ad affermarlo è il sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano, che interpellato sulla proposta di Dell'Utri di cambiare la legge sui pentiti, risponde: «Prima di immaginarne una modifica vorrei capire se quella norma è stata applicata o no», perché a Spatuzza potrebbe essere stato consentito di non dire tutto entro 6 mesi. La legge sui pentiti, varata nel 1991, fu modificata nel 2001 con un'ampia convergenza di voti quando il centrosinistra era al governo per evitare le dichiarazioni a rate. Mantovano, presidente della Commissione sul programma di tutela dei pentiti, fa sapere di aver «ammesso Spatuzza al programma provvisorio il 23 luglio 2009, sulla base di elementi sintetici della Procura di Firenze e dell'assenso espresso dalla Procura nazionale antimafia». «Qualche giorno fa - aggiunge - ho letto su alcuni giornali i verbali di Spatuzza dai quali si evincono le tappe della sua collaborazione». Spatuzza avrebbe infatti iniziato a dichiarare a fine giugno del 2008 mentre del colloquio che avrebbe avuto nel 1994 con i fratelli Graviano in un bar di Via Veneto a Roma, durante il quale sarebbero stati fatti i nomi di Berlusconi e Dell'Utri, Spatuzza riferisce alla magistratura nel giugno del 2009. Dunque un anno dall'inizio della sua collaborazione. «Eppure c'è una norma della legge secondo cui l'aspirante collaboratore ha tempo massimo 6 mesi per fare una sorta di agenda dettagliata di ciò che costituirà oggetto delle sue dichiarazioni». Quindi - conclude - da parte dei magistrati c'è stata una evidente violazione di legge».