Un anno meno 14 giorni. L'incubo, incominciato il 14 dicembre di un anno fa, continua ad accompagnare e ad assillare tutte le notti degli aquilani. Lo sciame sismico è senza fine, senza soluzione di continuità, anche se non sempre avvertito dalla popolazione. Un anno meno quattordici giorni e non si sa quando finirà, se finirà e, soprattutto, se riserverà un colpo di coda pari o superiore alla scossa del 6 aprile. Gli aquilani sono sfiniti, impauriti, stanchi, sfiduciati perché, ogni volta che sono ricaricati e pronti a ripartire, nel tentativo di riappropriarsi della normalità, ecco che, come l'altra sera, come ieri mattina, l'orco dormiente riporta tutti alla realtà fatta ancora di ansie e paure: scossa di magnitudo 3.2 l'altra sera, scossa di magnitudo 2.9 alle 9.43 di ieri, con epicentro a Ocre, Fossa e Collimento. Scene di panico, le solite: tutti fuori da uffici e scuole, lungo le strade, a chiedersi se credere alle "rivelazioni" di chi sogna defunti che annunciano scosse tremende per domani, ma questa notte o la prossima?, e se bisogna dare credito alla spia dell'innalzamento del radon. Ancora panico. E molti hanno ripreso a dormire fuori. E molti altri sono tornati nelle roulotte, nelle abitazioni sulla costa. Ieri gli studenti che frequentano gli istituti di Colle Sapone sono stati mandati a casa un'ora prima. C'è chi dice che c'è lo stato di allerta per ventiquattr'ore, altri sicuri che l'unità di crisi sia in allarme nelle scuole. La prefettura ha cercato di non seminare altre ansie: «In merito alla diffusione, avvenuta in particolare tramite sms e per i canali di trasmissione via internet, della notizia relativa a un innalzamento del livello del gas radon e della presunta adozione di stato di allerta che la prefettura avrebbe emesso, il prefetto Franco Gabrielli fa presente al riguardo che la prefettura dell'Aquila non ha diffuso nessuna comunicazione». I 160 ragazzi dell'Itc, che sono ospitati all'Iti, hanno protestato perché, probabilmente, a gennaio, andranno al posto dell'Itas, sempre ad Acquasanta, ma non c'è certezza e loro vogliono un Musp, garanzia di sicurezza. Un anno meno quattordici giorni e siamo ancora al punto di partenza. Anzi, di più: siamo fermi al 6 aprile. Le case antisismiche sono sicurissime? E lo sono anche quelle agibili che hanno superato la prova del 6 aprile? Rassicura qualcuno? No, affatto. La paura è fedele e ossessionante compagna perché è un anno meno quattordici giorni che scava in ogni cuore e in ogni mente. Quando finirà tutto questo? E finirà davvero mai? Perché lo scoramento porta a farsi anche questa domanda un anno meno quattordici giorni dopo l'inizio dell'incubo.