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Pescara, 22/04/2026
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01/12/2009
Il Messaggero
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Corruzione, abuso e truffa, Cordoma indagato. Pesanti ipotesi di reato a carico del sindaco di Montesilvano per il caso Ecoemme |
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Associazione per delinquere finalizzata alla corruzione in atti d'ufficio, truffa e abuso d'ufficio. Reati di una certa gravità, anche se al momento si parla soltanto di ipotesi, ancor più gravi se sono a carico di un pubblico amministratore come il sindaco di Montesilvano Pasquale Cordoma, eletto dopo lo scandalo Ciclone che ha travolto le precedenti due amministrazioni. L'inchiesta che lo vede così tanto coinvolto è quella che tiene banco in questi giorni, legata al business dei rifiuti e dunque alla Ecoemme: società compartecipata tra pubblico, il Comune di Montesilvano e la Comunità montana vestina, e un privato forte come la dinasty Di Zio, i due fratelli Rodolfo ed Ettore e il loro nipote Paolo. Una inchiesta che al momento vede iscritti sul registro degli indagati ben tredici personaggi e che è destinata ad allargarsi: oltre a sindaco e imprenditori, ci sono anche soggetti della Comunità Montana e altre figure che ruotano attorno agli imprenditori Di Zio che dell'affare immondizia ne hanno fatto un vero e proprio business. Fino ad ieri il nome del sindaco era circolato in relazione ad un suo presunto ruolo di denunciante: una sua relazione evidentemente sull'attività della Ecoemme. Sta di fatto che la procura la pensa in maniera diversa e lo inquadra come uno dei principali protagonisti della vicenda, tanto da ipotizzare una serie di reati a suo carico che, anche se stiamo ancora nella fase istruttoria, lasciano molto perplessi. Quando si parla di associazione finalizzata alla corruzione in atti d'ufficio si ipotizza che per il sindaco ci sia stato un tornaconto di qualsiasi tipo. Concetto che peraltro viene ribadito anche nei provvedimenti di perquisizioni e sequestri eseguiti nei giorni scorsi dalla squadra mobile di Pescara, nei quali vengono riportate poche righe a giustificazione dell'attività investigativa, ma molto significative. Si parla di «applicazione di tariffe imposte con assoluta posizione egemonica da Di Zio e di collusione con pubblici ufficiali». Vale a dire che l'imprenditore Di Zio faceva il bello e cattivo tempo all'interno di una società pubblica e privata dove il pubblico ha la maggioranza e dovrebbe invece dettare le regole e soprattutto controllare. E chi è il primo responsabile dell'amministrazione comunale di Montesilvano? Ed ecco il perchè del suo coinvolgimento. Ma l'indagine (condotta in pool dal procuratore Trifuoggi e dai sostituti Mantini e Varone) che ora interessa Montesilvano non è detto che non finisca per approdare anche ad altri Comuni. E questo dopo che la procura avrà visionato ed esaminato tutti i documenti sequestrati e aperto i file dei computer trovati negli uffici perquisiti.
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