Dura reazione dopo la diffusione su Repubblica.it delle parole del presidente della Camera. Di Pietro: "Spenga la luce al governo". Bersani: "Conferma problemi maggioranza"
ROMA - Il Pdl richiama all'ordine Fini. La nota dei vertici di via dell'Umiltà non lascia dubbi. Quel fuorionda (diffuso da Repubblica.it) in cui il presidente della Camera parlava del premier, dei pentiti e delle inchieste, allarga il solco tra il partito e Fini. "Nell'ultimo ufficio di presidenza del Pdl ci siamo espressi all'unanimità sull'utilizzo dei cosiddetti 'pentiti', sull'uso politico della giustizia, sul tentativo in atto di ribaltare il risultato della ultime elezioni politiche. Quel documento per tutti noi esprime la linea di fondo del Pdl. Tocca ora al presidente della Camera spiegare il senso delle sue parole rese note da Repubblica Tv e se con quelle ragioni è ancora d'accordo" si legge in una nota. Toni aspri che sembrano voler aprire un caso, più che ottenere spiegazioni.
A nulla vale la precisazione del portavoce di Fini che, nel pomeriggio, aveva cercato di ridimensionare la portata delle parole di Fini: "Il video dà conto della coerenza delle opinioni del presidente della Camera che dice in privato esattamente quanto afferma poi pubblicamente". E per quanto riguarda le frasi sul pentito Spatuzza e l'inchiesta della magistratura, il portavoce precisa: "Fini si riferiva alle notizie di stampa e voleva sottolineare la necessità di riscontrare con il massimo scrupolo l'attendibilità di quelle affermazioni".
Ma il presidente della Camera deve incassare la frecciata del suo compagno di partito Maurizio Gasparri: "Io sostengo il governo sia in onda che fuori onda...". Ironico, invece, il ministro della Difesa Ignazio La Russa: "Ormai parliamo solo a gesti. Così da evitare altri fuorionda...".
Durissimo Paolo Romani, vice ministro allo sviluppo economico: "Fini non sa cosa sia la riconoscenza. Quando si parla bisognerebbe stare un poco più attenti. Quello che ha detto mi mette tristezza". Di tutt'altro tenore le parole di Italo Bocchino, presidente vicario del gruppo Pdl alla Camera: "Sbaglia l'opposizione a strumentalizzare il fuorionda di Fini, sono quindi solo valutazioni o note positive".
Sferzante anche il commento di Renato Brunetta, ministro della Pubblica Istruzione: "Dispiace che il presidente della camera, terza carica dello Stato, possa affrontare con tanta leggerezza e carenza di informazioni temi così delicati".
Dall'opposizione Antonio Di Pietro incalza: "Fini dice in privato ciò che l'Italia dei valori dice in pubblico. Ci auguriamo che passi dalle parole ai fatti e spegnere l'interruttore di questa legislatura e di questo governo prima che sia troppo tardi". Mentre il segretario del Pd, Pierluigi Bersani legge nelle parole "rubate" a Fini "la conferma dei problemi nella maggioranza". E Pier Ferdinando Casini spiega: "Fini non ha detto nulla di nuovo, perchè ha tradotto in prosa quello che di solito dice in poesia".
I dubbi dell'autore dello scoop. "Non sono un giornalista, mi occupo di matrimoni" dice Vincenzo Cicconi, il titolare di uno studio di postproduzione che ha raccolto il fuorionda. Dopo settimane di indecisione (il video è datato 6 novembre), ha deciso di renderlo di dominio pubblico: "Riprendevo il convegno per il premio Borsellino con due telecamere. Dopo una settimana, mentre montavo, mi sono accorto dell'accaduto".
A quel punto sono arrivati i dubbi e poi la decisione. "Poi su facebook ho letto un post di Sandro Ruotolo, c'era scritto che un giornalista non deve stare a guardare se una cosa danneggia o favorisce qualcuno, ma solo raccontare il fatto. Io non sono un giornalista, ma così ho fatto".
La replica del presidente della Camera nel corso di "Ballarò": "Non ho niente da chiarire e non cambio opinione"
ROMA - "Sono presidenzialista da quando Bondi militava nel Pci. Ma il Presidente eletto dal popolo ha il dovere di rispettare gli altri poteri: l'ordine giudiziario, il Parlamento, la Corte Costituzionale, le altre magistrature. Quindi non ho nulla da chiarire e non cambio opinione. Dico le stesse cose nel pubblico e nel privato". Questa la controreplica del presidente della Camera Gianfranco Fini, intervenuto alla trasmissione Ballarò su RaiTre, dopo la diffusione su Repubblica.it del fuorionda in cui affermava che Berlusconi ha il consenso per governare ma non l'immunità assoluta e la successiva dura presa di posizione del Pdl.
A queste parole di Fini, sono seguite quelle di Bondi: "Ho detto le stesse parole di Fini. E' giusto che il capo dell'esecutivo abbia rispetto degli altri poteri e ordini dello Stato. Ma Berlusconi non è mai venuto meno a questo. Non identico rispetto è arrivato da una parte della magistratura politicizzata".
E Fini ha controreplicato: "Qualche parola di troppo nei confronti della Corte si è spesa. Credo che gli spettatori abbiano compreso il senso delle mie dichiarazioni e di quelle dell'onorevole Bondi".
Nel suo intervento il presidente dell'assemblea di Montecitorio si è detto "convintissimo che Berlusconi non c'entri nulla con la mafia". E ha specificato: "L'ho detto in pubblico e l'ho ripetuto in privato nella registrazione 'rubata'. C'è un pentito che lo chiama in causa. Io ho detto in privato a Berlusconi di fare in modo, e ho rivolto un appello pubblico alla magistratura in questo senso di recente, che ci sia il massimo rigore, scrupolo, attenzione e professionalità per verificare le dichiarazioni attribuite a questo o a quel pentito".
"Non perdo la fiducia nella magistratura - ha proseguito Fini - perché quando penso alla magistratura e alla mafia penso a Falcone e a sua moglie, a Paolo Borsellino che ho conosciuto, a Chinnici, ecc. Penso cioè, pur con tutti gli errori che possono commettere, alla magistratura che nella lotta alla mafia merita assoluto e totale rispetto. Se io perdessi la fiducia nella magistratura perderei fiducia nella democrazia. L'ho detto in pubblico, non ho nulla da chiarire al riguardo: la magistratura, pur con tutti i difetti, ha il diritto e il dovere di verificare con scrupolo e professionalità se le dichiarazioni di quel pentito corrispondono a verità".
Per quanto riguarda i rapporti tra i vari poteri dello Stato, il presidente della Camera ha spiegato che "il
presidenzialismo che c'è negli Stati Uniti o in Francia presuppone che ci sia da parte del capo dell'esecutivo innanzitutto rispetto verso gli altri poteri che in una democrazia ben organizzata garantiscono pesi e contrappesi". Questo "vuol dire che Berlusconi eletto dal popolo, seppure in modo improprio perché noi siamo una democrazia parlamentare ma sulla scheda elettorale c'è il nome del candidato premier, ha il dovere di continuare a governare, ha il diritto di governare e il dovere di rispettare gli altri poteri: quello giudiziario, il Parlamento e ovviamente tutti gli organismi di garanzia che nella nostra costituzione ci sono e hanno prerogative ben precise, la Corte costituzionale, il capo dello Stato, le varie magistrature".