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Data: 02/12/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Tasse, il Governo: «Si torna a pagare e restituzione integrale da giugno». Emendamento in commissione Bilancio. Lolli, del Pd, annuncia battaglia

Pagamento delle tasse già dal prossimo mese, restituzione del cento per cento di quelle sospese a partire dal prossimo giugno 2010, in 60 rate. È questo il "piano" del Governo sulla questione delle tasse nei territori terremotati. È stato formalizzato con un emendamento alla Finanziaria che è stato ammesso in commissione Bilancio alla Camera e che sarà discusso probabilmente domani. Il problema è legato alle coperture economiche: per "eguagliare" Marche e Umbria (sospensione di 18 mesi e restituzione del 40% dopo dieci anni, in 120 rate) sarebbero serviti oltre seicento milioni di euro, il Governo ne ha invece previsti 220 nel 2010 e 180 nel 2011, "attinti" dallo Scudo fiscale. Alle porte, dunque, si profila uno scontro durissimo. Lo ha già annunciato il Pd. Ieri il deputato aquilano Giovanni Lolli non ha nascosto la sua rabbia: «Quello che temevamo è accaduto. Solitamente dopo un evento come il terremoto si cominciano a pagare tasse e contributi nel momento in cui si considera riavviato il sistema economico e sociale. È questo che crede il Governo? È questo che si chiede ai cittadini aquilani, smentendo clamorosamente i contenuti della mozione votata all'unanimità non più di un mese fa alla Camera? Pagare le tasse perché tutto è tornato nella normalità? Ma dove vivono!». La proposta del Pd era articolata sul modello di Umbria e Marche: proroga della sospensione fino a giugno e spostamento della restituzione ben oltre il 2010 nella misura del 40% del dovuto dilazionato in 120 rate. Per oggi il partito ha convocato una conferenza stampa sulla questione. L'onorevole Paola Pelino, del Pdl, che sulla questione ha presentato un emendamento, si è detta comunque fiduciosa della possibilità di ottenere qualcosa in più dal Governo in termini di proroghe, sia per il versamento delle "nuove tasse" sia per la restituzione delle "vecchie". Probabilmente concentrando tutto a giugno 2010. Il dibattito in commissione, in questo senso, sarà decisivo per capire se ci sono o meno spiragli.
Intanto, dopo gli "allarmi" dell'altro giorno, ieri il terremoto ha concesso una piccola "tregua": solo due scosse nella mattinata con epicentro nella Valle dell'Aterno (2.3 alle 6,34 e 2.2 alle 9.04). Nello stesso territorio nei giorni precedenti si erano verificati un paio di eventi intorno a 3 che avevano gettato nuovamente nel panico la popolazione, allarmata anche da una presunta allerta radon. «Eppure proprio in quel frangente - dice Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti dell'Ingv - c'è stato un giorno in cui abbiamo registrato un solo evento: non accadeva da ottobre 2008». Secondo lo studioso «l'attività sismica è molto scarsa», ma guai a parlare di sequenza finita. Anche perché, ci tiene a ribadire, non è possibile fare previsioni. Resta il fatto che, a livello statistico, il terremoto aquilano sembra seguire il "modello" previsto, ovvero un lento decadimento della sequenza. «Non parliamo di normalizzazione - dice Selvaggi - perché la scossa del 6 aprile ha perturbato le zone limitrofe e quella dell'Aquila è una zona sismica ad alto rischio». Anche nel Reatino l'attività è scarsa, così come nel Frusinate. Dati interessanti, invece, sono emersi dagli studi sulla scossa principale. «Sappiamo tutto - dice Selvaggi -: quanto è grande la faglia Paganica-San Demetrio, quanto si è mossa, quanto ha continuato a muoversi dopo il 6 aprile». Proprio in relazione a questo è emerso che la faglia si era già mossa molte volte negli ultimi ventimila anni. Il terremoto del 6 aprile, inoltre, sembra essere "gemello" di quello del 1461, almeno a giudicare dai danni.

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