Quel venerdì mattina di quasi un mese fa il presidente della Camera è seduto accanto al procuratore della Repubblica di Pescara nella sala consiliare del Comune. Convinto che il suo microfono sia spento, tra un intervento e l'altro dei relatori conversa amabilmente con Trifuoggi lasciandosi andare a commenti su Berlusconi, sulle inchieste giudiziarie che lo vedono coinvolto e sulle rivelazioni del pentito di mafia Gaspare Spatuzza. Berlusconi «confonde il consenso popolare, che ovviamente ha e lo legittima a governare, con una sorta di immunità nei confronti di qualsiasi altra autorità di garanzia e di controllo: magistratura, Corte dei Conti, Cassazione, capo dello Stato, Parlamento», ragiona Fini, ribadendo peraltro concetti già espressi pubblicamente in passato. «È nato con qualche millennio di ritardo, voleva fare l'imperatore romano» commenta con una battuta il procuratore. A Trifuoggi, che è in corsa per diventare procuratore generale di Roma, il fuori onda dato in pasto a internet è risultato alquanto indigesto. «Quella è evidentemente una conversazione privata che qualcuno ha registrato - ha dichiarato il magistrato -. Tengo a precisare che non sono amico di vecchia data di Fini, come è stato scritto da qualcuno: il presidente della Camera l'ho conosciuto quella stessa mattina a Pescara, era la prima volta che lo vedevo in vita mia». Altro non ha voluto aggiungere. Ma una telefonata però l'ha fatta, ieri pomeriggio, il procuratore: quando il fuori onda era ormai di dominio pubblico grazie al tam tam di internet, Trifuoggi ha chiamato Leo Nodari, il presidente dell'associazione Società Civile che ha organizzato il Premio Borsellino. «Voleva sapere come è avvenuta la divulgazione di quella conversazione, tutto qui - racconta Nodari -. Noi abbiamo diffuso la registrazione integrale della giornata conclusiva del Premio più di dieci giorni fa su Facebook. Certo, abbiamo effettuato qualche taglio perché altrimenti sarebbe stata troppo lunga. Repubblica.it poi l'ha rilanciata». Ma non ha avuto remore a diffondere un colloquio avvenuto tra due persone che non immaginavano certo di essere ascoltate in quel momento? «Guardi, ritengo che di privato, in quella conversazione del presidente della Camera, non c'era nulla. C'erano commenti, anche simpatici, su don Luigi Merola, su Aldo Pecora, portavoce del movimento antimafia "Ammazzateci tutti", e poi c'erano altri passaggi di interesse pubblico». Ma ci sono anche i commenti del procuratore... «E anche qui, dov'è il problema? Trifuoggi, a proposito del riscontro delle dichiarazioni di Spatuzza, ha detto che non ci si può permettere un errore neanche minimo. E che le indagini comunque vanno fatte». E la frase sull'imperatore riferita a Berlusconi? «Bah, quella non me la ricordo. Io al procuratore ho ribadito che il nostro intento non era offensivo: se abbiamo sbagliato, gli chiedo scusa».