IL SINDACO INDAGATO La richiesta del Pd: «Subito le elezioni» Rialzati Abruzzo: «Via dal centrodestra»
MONTESILVANO. Nel giorno in cui il partito di Carlo Masci saluta tutti e abbandona la nave del centrodestra in balìa del mare in burrasca, il sindaco Pasquale Cordoma si ritrova anche nel mirino dell'opposizione che gli chiede una cosa sola: dimettersi. «È arrivata l'ora che Cordoma si dimetta. Lo faccia prima che sia troppo tardi, sottoponendosi con fiducia e serenità al giudizio della magistratura e permettendo ai cittadini di tornare alle urne per scegliere un governo in grado di amministrare Montesilvano», afferma Adriano Chiulli e le sue parole vengono sottoscritte da tutti i consiglieri del Pd.
LA LEGALITA'. Cordoma, sindaco della legalità eletto dopo l'arresto di Enzo Cantagallo, si ritrova al centro di quattro inchieste giudiziarie. L'ultima, quella sull'Ecoemme, appare la più difficile: «Dopo l'ennesimo avviso di garanzia e un rinvio a giudizio per abuso d'ufficio, Cordoma, come affermato sia nella consiliatura Cantagallo che in campagna elettorale, ha l'obbligo di dimettersi», dice Chiulli, «proprio Cordoma, dopo il primo avviso di garanzia a un assessore della giunta Cantagallo, si era adoperato per le dimissioni del sindaco chiedendogli un atto di coraggio nei confronti della cittadinanza».
IL PD ATTACCA. Dopo la gogna subita per la giunta del 69,5 per cento dei voti finita nel fango, il Pd va al contrattacco: «Come non ricordare gli slogan elettorali di Cordoma del tipo "Con me mai più inchieste", "Noi abbiamo le mani pulite" oppure le famose manette penzoloni esibite in tutti i comizi elettorali, quando oggi lo stesso Cordoma è coinvolto in inchieste con capi di imputazione di notevole gravità? Sarebbe opportuno», afferma Chiulli, «ripristinare in piazza Diaz non i banchetti della legalità come ha fatto Cordoma nel 2007 portando a Montesilvano anche Gianfranco Fini, ma i banchetti della coerenza». L'attacco del Pd non è sferrato solo dall'interno della città, anche il segretario provinciale Antonio Castricone interviene: «Dopo una campagna elettorale urlata, tutta basata sulla legalità e l'odio verso l'avversario, Cordoma è immerso in quattro inchieste. Dovrebbe confessare agli elettori di trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato». Anche Marco Forconi di Forza nuova chiede le dimissioni di Cordoma.
ODOARDI CHIAMA FINI. «Se la stampa dice il vero», afferma Cristian Odoardi, «per coerenza con se stesso, il sindaco deve trarre le sue conseguenze: non può essere l'opposizione a chiedergli di dimettersi. Vorrei sapere, comunque, il parere di Fini su Cordoma. Auguro però al sindaco», dice, «di dimostrare la sua estraneità ma non ci possono essere due pesi e due misure: uno dei pm che indaga su di lui ha indagato anche su Cantagallo e non si può dire che prima era un genio e oggi no».
MASCI SE NE VA. Il sindaco Cordoma incassa la fiducia della maggioranza: dopo una riunione, il centrodestra invita il sindaco ad andare avanti. Tutto il centrodestra tranne il partito di Masci: «Rialzati Abruzzo esce dalla maggioranza», spiega Giancarlo Cipolletti. La decisione non è legata all'inchiesta sull'Ecoemme ma al rientro in consiglio comunale di Emilio Di Censo grazie alla nomina ad assessore di Pietro Gabriele Udc. Eletto nella Margherita, Di Censo ha trovato posto nei banchi dell'Udc ma senza dichiarare la sua appartenenza al partito. Il ritorno di Di Censo, un altro uomo dal passato di centrosinistra, scatena la rabbia di Rialzati Abruzzo: «Questa è una amministrazione di centrodestra spostata a sinistra», spiegano Cipolletti e Sandro Pomante, «così si disattende l'espressione dell'elettorato, si offende chi ha ritenuto giusto cambiare dopo lo scandalo Ciclone. Ma invece», proseguono, «l'azione di questa amministrazione fa ridere: è come pretendere di cambiare moglie trovandole un altro nome ma la persona sempre quella è». Rialzati Abruzzo si dice «pronta» a lavorare per mettere su una lista con un proprio candidato sindaco.