PESCARA - «L'audio è filtrato, sono stati tagliati alcuni brani»: dice così il presidente del premio Borsellino Leo Nodari, sono le 16.52 di martedì scorso quando l'agenzia mette in rete le sue dichiarazioni. Passano ventiquattr'ore, ventiquattr'ore di fuoco, Fini viene messo nel frullatore politico, Berlusconi vuole la sua testa, si scatena la caccia ai colpevoli e Nodari fa dietro-front, corregge la rotta, scrive a sindaco e capogruppo, lui quel video non ce l'ha e non l'ha mai visto dice ieri, tantomeno l'ha autorizzato. Ma non importa, ciò che importa è che c'è un video integrale che contiene la conversazione privatissima tra il presidente della Camera Gianfranco Fini e il procuratore di Pescara Nicola Trifuoggi che è nelle mani di qualcuno e che in pochi sanno cosa contenga. «Abbiamo tagliato qualcosa per rispetto del procuratore Trifuoggi e del presidente della Camera», diceva sempre all'Ansa Nodari. Intermezzi privati, forse, ma non solo. «Diciamo che l'ho buttato», spiega Vincenzo Cicconi della Pacot video di Teramo, azienda specializzata "nella produzione di video istituzionali, aziendali e di servizio", cameraman ufficiale del Premio Borsellino che spazia dai magistrati ai matrimoni e che realizza anche i famosi clip con le "Opinioni" di Nodari. «Diciamo», sottolinea Cicconi. Deve dire così: il video integrale non esiste, esiste solo quello più lungo, di 5 minuti e 41 secondi che è stato pubblicato sul sito di Pacot video e su YouTube «un attimo dopo che il quotidiano abruzzese "Il Centro" l'ha girato a Repubblica punto it». «Ho tolto solo una parte in cui il procuratore parlava di aspetti personali, altro non c'è», racconta quello del diciamo.
Un mistero grosso come una casa. Difficile anche capire come mai un serissimo animatore di dibattiti sulla legalità e la giustizia decida di punto in bianco di inguaiare la terza carica dello Stato e un procuratore. Strano ma non vero, anche se lui inizialmente lo ammette nelle dichiarazioni all'Ansa di martedì: «Mi è stato chiesto di pubblicare la registrazione e io ho acconsentito - ha dichiarato Nodari - mi sembrava importante rendere pubbliche parole pronunciate da Fini in un ambito come il Premio». Ieri Nodari smentisce e in una lettera inviata a Il Messaggero e al sindaco Mascia e al capogruppo Pdl Sospiri, scrive: «Nessuno mi ha chiesto il permesso di pubblicare il video, e dunque io non ho concesso nessun permesso, per il semplice magari banale ma vero e unico motivo che il video non è mio, né dell'associazione ma di un signore, certamente mio amico, che ha messo il video in questione in rete già da molti giorni. Per cortesia, per amicizia, per rispetto io come altri erano stati messi al corrente di detto video». Nodari si chiama fuori, «l'unico accordo esistente era tra Pacot video e il quotidiano "Il Centro", parli col referente di Pescara se non ci crede», il referente di Pescara spiega il presidente del Borsellino è Melissa Di Sano, firma del quotidiano abruzzese. E il video in rete per la verità ci finisce soltanto il primo dicembre e non da molti giorni come sostiene Nodari, appena pochi minuti dopo la sua comparsa sul sito di Repubblica: «Questi erano gli accordi col Centro - ribadisce Cicconi - un minuto dopo ma non prima». Quante nubi su questo premio, quante cattiverie su Nodari. Colpa della giravolta politica: nel 2008 scarrozzato dall'ex presidente del consiglio regionale di centrosinistra Marino Roselli, oggi accusato di aver offerto una ribalta fissa al pidiellino Lorenzo Sospiri. Ma il premio è un evento importante, ricco di personaggi e ha bisogno di sostegni: quindicimila euro gli diede la Regione due anni fa, mille euro il Corecom proprio quest'anno. Pochi spiccioli, dati dal neo presidente Filippo Lucci che è anche addetto stampa di Samarcanda, la società onlus di eventi e spettacoli di Leo Nodari. Il Premio passa dalla presidenza Violante a quella di Nicola Trifuoggi, il procuratore di Pescara finito senza saperlo in questo ciclone politico-mediatico. Blindato nel suo ufficio, ieri Trifuoggi non ha voluto parlare con nessuno ma i suoi collaboratori raccontano di un procuratore infuriato: anche lui come Fini è caduto in una trappola. D'altronde poco tempo fa, prima delle Regionali del 2008, si verificò un altro caso di conversazioni "rubate" durante il Premio Borsellino: quella volta i protagonisti erano il giornalista Marco Travaglio e il politico Carlo Costantini. Il primo smentì, il secondo addirittura a quel premio non era presente. Ma la denuncia più feroce la fece Salvatore, il fratello di Paolo Borsellino, proprio sul premio: «Dove si commemora, si ricorda o si onora il nome di Paolo Borsellino vogliamo che si possa sentire solo un fresco profumo di libertà e niente altro»: ce l'aveva con Nodari, colpevole di aver inseguito «riconoscimenti da parte delle istituzioni» e di aver confuso il sacro col profano. Adesso Nodari o chi per lui ha confuso il privato con il pubblico.