Iscriviti OnLine
 

Pescara, 22/04/2026
Visitatore n. 753.361



Data: 06/12/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Un'onda viola contro Berlusconi. Gli organizzatori: siamo un milione e mezzo. La questura: solo 90mila

Dario Fo: parleranno di 25 manifestanti, ma che importa? La nostra gioia arriverà lo stesso. Oggi è una giornata storica

ROMA. Berlusconi era seduto nella tribuna del Meazza a guardare il suo Milan, ieri, mentre a Roma il "No B-Day" raggiungeva il suo acuto e l'onda viola la sua altezza massima. «La polizia ha detto che siamo 25, non importa, loro sono obbligati a dirlo. Ma statene certi, la nostra gioia arriverà lo stesso, come un'onda terribile», ha avvertito dal palco Dario Fo, accanto alla moglie Franca Rame. Piazza San Giovanni non aveva ancora smesso di riempirsi. Dal web, da Facebook e dagli altri social network, fino alla piazza. Dal virtuale la protesta contro Berlusconi si è rovesciata con una forza, reale e mai vista, sulla capitale. Tante bandiere rosse, molte anche quelle dell'Italia dei valori, ma quasi invisibili nella marea viola delle decine di migliaia di giovani arrivati da tutta Italia. Viola, colore che non ha partito, e viola del verbo violare, riferito a chi è superfluo specificarlo. E tanto viola anche a Milano, in Europa e nel mondo: Sidney, Bruxelles, Berlino, Copenaghen, Madrid, Dublino. Uniti nella protesta con piazza San Giovanni. Alla fine gli organizzatori hanno parlato di un milione e mezzo di persone. Forse saranno state meno, ma certamente più di 90mila, cifra ufficiale comunicata dalla questura.
Il corteo era partito da piazza della Repubblica: striscioni, cartelli, pupazzi di Berlusconi. In piazza San Giovanni sullo sfondo del palco la foto del Cavaliere che, in stile-Putin, mima la pistola con le dita delle mani durante una conferenza stampa. E il palco per una volta non lo hanno avuto i partiti, ma intellettuali, giovani, blogger, artisti. I politici ai margini, a pochi metri da quel palco, ma distanti dalla marea che premeva contro le transenne. «Giustizia, diritto al lavoro e uguaglianza: sono queste le basi per la libertà», ha detto il regista Mario Monicelli, stringato e incisivo come suo solito. Prima di lui aveva parlato il magistrato Domenico Gallo del comitato "Salviamo la Costituzione" presieduto da Oscar Luigi Scalfaro.
Commovente il video girato da due aquilani nelle tendopoli "militarizzate" del capoluogo abruzzese piegato dal terremoto, con le testimonianze delle persone che «la propaganda berlusconiana ha sempre evitato di inquadrare e di far parlare». Poi l'irruzione sulla scena di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, il magistrato fatto saltare in via D'Amelio con la scorta. Intorno a lui uno sventolio di agende rosse, simbolo della protesta siciliana. Borsellino ha avuto parole durissime contro Schifani: «Il presidente del Senato si rifiuta di rispondere sui rapporti avuti con la mafia nel suo studio professionale, perché lui dice che è vilipendio chiedere. Noi diciamo che è vilipendio che Schifani e Berlusconi occupino le istituzioni». La piazza applaude a lungo al grido "fuori la mafia dallo Stato".
Poi Dario Fo che lascia la scena a un testo sulle donne di Franca Rame, scritto mentre arrivavano a San Giovanni. E la rabbia di Moni Ovadia, lo sdegno di Fiorella Mannoia. A chiudere, il concerto di Vecchioni. «Oggi è una giornata storica, un giorno ce ne ricorderemo», dice Dario Fo. Un augurio, o qualcosa di più.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it