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Data: 07/12/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Il dopo terremoto - Tasse, la rivolta: «Non le pagheremo». Scatta la mobilitazione per evitare la beffa, Chiodi a Roma per parlare con Tremonti

Stamane battaglia alla Camera e assemblea di sindaci. L'Ance: «In gioco il destino della città»

L'AQUILA. Sindaci, parlamentari, amministratori, sindacati, associazioni di categoria e industriali. Scatta la mobilitazione contro la tassazione degli aquilani e delle popolazioni del cratere, mentre oggi in commissione Bilancio, alla Camera, riprende la battaglia dei deputati abruzzesi che cercano di far cambiare idea al governo sulla restituzione delle tasse già nel 2010.
E' il Comune dell'Aquila a guidare la protesta. «Noi le tasse non le pagheremo», dice Marco Fanfani, assessore e presidente dell'Atam. «E anzi, visto che il governo ha deciso paradossalmente che all'Aquila i problemi sono risolti, in quanto gli aquilani dovrebbero tornare a pagare le tasse, allora vuol dire che paradossalmente noi torneremo nella zona rossa. E il prossimo consiglio comunale lo faremo con tutti i cittadini a Palazzo Margherita».
Lo segue a ruota Francesco Manni, direttore dell'Ance L'Aquila, l'associazione dei costruttori: «L'ultimo emendamento del Governo non prevede, come promesso e come si sperava, aiuti per le zone terremotate dell'Aquila e centri vicini ricadenti nel così detto cratere, cioè proroga dei versamenti Irpef, tasse e contributi previdenziali da restituire con le stesse modalità e quantità utilizzate per le regioni Marche e Umbria. Ma non si parla più neanche della delimitazione della zona franca urbana». L'Ance, attraverso il suo presidente Filiberto Cicchetti, ha mobilitato il presidente nazionale Paolo Buzzetti per farsi interprete della grave situazione delle imprese aquilane presso il ministro Tremonti e la stessa commissione Bilancio. «Purtroppo in queste ultime ore è in gioco il destino non solo di una categoria, ma di una città diventata il fantasma di stessa, con un'economia distrutta e, per ora, senza prospettive». Il presidente della Regione, Gianni Chiodi, oggi salterà la festa dei 18 anni della figlia per incontrare il ministro dell'Economia Giulio Tremonti attraverso l'aiuto del sottosegretario abruzzese Gianni Letta. Quella che si sta combattendo a Roma è una battaglia "bipartisan": da De Angelis a Lolli, dalla Pelino a Di Stanislao a Lusi, ogni parlamentare abruzzese sta facendo la sua parte. Secondo quanto stabilisce la Finanziaria, gli aquilani dovranno tornare a restituire l'Irpef a partire da giugno 2010. Ma la cosa più clamorosa è che si tornerà a pagare l'Ici e anche per i mutui non sono previste altre proroghe per le rate da restituire alle banche, dopo che nel 2009 molti istituti hanno fatto pagare gli interessi. Per gli aquilani, insomma, una vera beffa. «Non possiamo accettare di essere trattati così», prosegue Fanfani «come se qui non esistessero più problemi. Così non è: siamo tutti in ginocchio». L'alternativa sarebbe la disobbedienza civile: «Il Comune dell'Aquila intende, attraverso un pool di avvocati, presentare ricorso al Tar e al Consiglio di Stato contro una Finanziaria iniqua», dice l'assessore. «E comunque vogliamo trovare percorsi legittimi per evitare alla popolazione terremotata di pagare le tasse nel 2010». Il problema non è solo di ricostruire edifici, ma anche di ricostruire un tessuto economico fatto all'Aquila di ottomila cassintegrati e altrettanti artigiani, professionisti e commercianti che avrebbero bisogno di aiuti per ripartire. Non di tasse, come sottolinea anche il sindaco Cialente: «Si vogliono ribaltare sulla città gli errori strategici che portano ritardi nella ricostruzione leggera, cercando forse di distrarre la rabbia e di evadere le risposte a veri e propri atti vergognosi. Mi riferisco alla scelta ingiusta e disumana di imporre, a 8 mesi dal sisma, a una città definita fantasma dal Censis, il pagamento di imposte e contributi. Si tratta di un colpo mortale alla nostra economia e alle possibilità di ripartire».

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