PESCARA. «Il ponte verrà inaugurato domani? Non lo sapevo, nessuno mi ha detto niente». Comincia così il colloquio con l'architetto Walter Pichler, il progettista dell'opera diventata già il simbolo di Pescara. Ha donato il suo lavoro alla città, ma la città sembra essersi dimenticata di lui. Non figura nella lista degli ospiti d'onore e non ha ricevuto nemmeno l'invito per posta.
Pichler - 61 anni, di Bolzano, titolare insieme al fratello dello studio di architettura Walter Pichler and partner, noto in tutta Europa - in questa intervista, la prima rilasciata ad un quotidiano abruzzese, parla del Ponte del mare, delle sforzo e delle difficoltà riscontrate nella progettazione del suo capolavoro che, ora che è stato completato, riesce a convincere anche i più scettici. Il progettista, informato dal cronista del grande successo registrato dall'opera appena terminata, riesce a stento a trattenere la sua soddisfazione. Ma poi con una punta di amarezza rivela che domani all'inaugurazione, quasi certamente, non ci sarà. L'ultima volta che è stato a Pescara era in primavera e le rampe del ponte non erano state ancora unite.
Architetto, veramente non sarà alla cerimonia?
«Non è mia abitudine andare alle cerimonie dove non sono invitato. Fino ad oggi, nessuno mi ha detto niente e, tra l'altro, per quel giorno ho già preso un appuntamento».
Ma perché ha deciso di donare questo progetto a Pescara?
«Io amo Pescara e l'Abruzzo. Vengo spesso in vacanza nella vostra regione perché mi piace molto la montagna. Durante il mio soggiorno, faccio anche delle gite al mare. Ho avuto modo, quindi, di apprezzare la vostra città, che ha per me un valore affettivo».
Ci racconti com'è andata con il progetto.
«Tutto parte nel 2006, quando presentai il progetto di una palazzina per la Fater. In quell'occasione ebbi modo di conoscere l'ex sindaco Luciano D'Alfonso, il quale mi parlò del suo sogno di unire le due riviere e mi fece la proposta di elaborare un progetto. Dopo poco tempo, lo incontrai di nuovo e in quell'occasione presentai tre schizzi. L'ex sindaco ne scelse uno, poi trovò gli sponsor per finanziare l'opera».
Si è ispirato a qualche modello per il ponte?
«Assolutamente no. Non ho preso spunto da altre opere. Serviva un ponte ciclopedonale per unire le due marine. Allora, ho preso la planimetria della città e vedendo il mare, da una parte e le montagne, dall'altra, ho elaborato il progetto del ponte strallato, agile, leggero, con una curvatura che ricorda la cresta di un'onda».
Ci sono state difficoltà per disegnare un'opera soggetta al vento forte?
«Per garantire la stabilità anche in condizioni di vento forte, ci siamo rivolti ad esperti delle università di Trento e di Milano. Sono stati fatti degli studi tecnologici ed è stato quindi deciso di utilizzare dei cavi d'acciaio di alta qualità per la tenuta».
Quando verrà a Pescara per vedere il ponte?
«Verrò presto a vederlo. Sono comunque molto contento che la mia opera sia piaciuta».