PESCARA. «Da oggi la Regione può formalizzare la diffida al gruppo Villa Pini per il mancato pagamento degli stipendi ai 1.618 lavoratori, senza retribuzione da otto mesi». La sollecitazione arriva dalla Cgil dopo la verifica fatta dalle Asl che hanno accertato che nelle casse dell'Inps non sono arrivati i versamenti del Durc (documento unico di regolarizzazione contributiva). I mancati veramenti dimostrano come la Clinica teatina non ha pagato nè gli stipendi e nemmeno i contributi dovuti ai dipendenti. La diffida è il primo passo per la sospensione degli accreditamenti. «La procedura contenuta nella recente legge regionale», spiega Angela Scottu dirigente della Cgil regionale, «prevede che dal momento in cui si certifica il mancato pagamento della retribuzione e dei contributi, scatti la diffida. Stando a quando appurato dalle Asl il gruppo Angelini non ha pagato l'Inps da maggio ad oggi, quindi siamo a oltre sei mesi di mancati versamenti».
La notizia è un ulteriore colpo economico per i dipedenti che da mesi sono in lotta con decine di iniziative e manifestazioni di protesta. La Regione, infatti, aveva ipotizzato che per le prestazioni del 2009 il Gruppo Villa Pini aveva maturato, stando ai calcoli fatti dai manager Asl circa 3 milioni e mezzo di credito. Soldi che la Regione aveva ipotizzato di concedere a sostegno dei pagamenti di alcune mensilità dei lavoratori. Il problema sorto ora e che tra le priorità non ci sono solo i dipedenti ma anche l'Inps e quindi quei 3 milioni e mezzo non basteranno nemmeno a pagare la metà dei contributi che l'Istituto di previdenza chiede a Villa Pini. La procedura della diffida è in pratica una sorta di avviso nel quale si chiedono i motivi dei mancati versamenti, poi se la Clinica non giustifica il suo operato allora scatta la sospensione degli accreditamenti con il blocco dei ricoveri e il trasferimento dei pazienti e del personale. Per quanto riguarda le residenze di riabilitazione psichiatrica del gruppo Villa Pini la Commissione d'inchiesta del Senato in pratica ha già sollecitato il trasferimento dei pazienti ma in questo caso per il mancati livelli di qualità nell'assistenza dei malati. «Per la Commissione», prosegue la Scottu, «è sconcertate che quei malati non siano stati trasferiti in altre sedi già dopo il primo blitz fatto nel luglio scorso. Nessuno, ha osservato la commissione, nemmeno le autorità preposte hanno agito a favore dei pazienti».