PESCARA. Il ponte del Mare che da ieri unisce le due riviere nasce sotto un segno doppio: con il sindaco di oggi che a nord celebra l'inaugurazione ufficiale e il sindaco di ieri che a sud oltrepassa il blocco della polizia municipale e sale, dirigendosi verso la sponda opposta assieme a migliaia di persone, prima ancora che sotto la Madonnina il suo successore abbia tagliato il nastro. A sud e a nord, due folle immense che, come due fiumi, invadono il percorso e si dividono nel tratto centrale, dove il tracciato si separa in due onde. È in questo punto di intersezione che, poco prima delle 19, Luciano D'Alfonso viene bloccato dietro il cordone di sicurezza mentre Luigi Albore Mascia passa con le autorità senza fermarsi: «Non l'ho visto» dice, mentre dall'altra parte alcuni sostenitori dell'ex sindaco urlano e fischiano. C'è un clima di lieve tensione. Pochi minuti dopo, la stretta di mano avviene a Porta Nuova, di fronte a una ressa di fotografi e telecamere: «Grazie per la telefonata» dice D'Alfonso a Mascia, che l'aveva invitato alla cerimonia, e questa immagine è il simbolo di una giornata in cui si tiene a battesimo un'opera che il centrodestra ha ereditato dall'amministrazione precedente senza nascondere di considerarla inutile e che però, dice ora il sindaco, «è un "segno" importante, certo discusso, ma certamente destinato a caratterizzare la città».
«La storia ha riservato proprio a me - che non avevo condiviso la finalità del progetto» ricorda Albore Mascia aprendo la cerimonia inaugurale, alle 17.45, «il compito di consegnare ai cittadini il ponte del Mare: oggi da sindaco, in uno spirito di rinnovata armonia, chiedo a tutti i pescaresi, specie a chi non ha condiviso il progetto, di farlo proprio, e ai sostenitori a oltranza invece di accettare eventuali correzioni funzionali». Sul palco montato sulla sponda del fiume, accanto al sindaco, ci sono il presidente della giunta regionale Gianni Chiodi, l'arcivescovo monsignor Tommaso Valentinetti, il presidente della Fondazione PescarAbruzzo Nicola Mattoscio, il collaudatore Enzo Siviero e Vincent Tummino, ambasciatore ed ex presidente della Columbia Association, l'organizzazione che riunisce 2500 vigili del fuoco statunitensi di origine italo-americana. A loro Albore Mascia rivolge un ringraziamento, così come alle autorità presenti in platea, a partire dal prefetto Paolo Orrei. Ringrazia gli imprenditori che, assieme alla Fondazione, con il loro contributo, hanno reso possibile la realizzazione dell'opera: Enrico Marramiero per Almacis, Sergio Cipollone per Fater, rappresentato da Marco Sambuco, Carlo Toto, Andrea Di Properzio, la Ferri Holding di Gilberto Ferri, presente con Simonetta Ferri, seduta in prima fila assieme agli altri mecenati. Ringrazia «l'amministrazione passata e presente», ma non cita mai il suo predecessore. Lo fa, dopo di lui, tra gli applausi, il presidente Chiodi, mentre tra il pubblico i consiglieri del Pd distribuiscono volantini con «la vera storia del ponte»: «Sono lieto di essere qui, perché è una inaugurazione sobria, che fa un uso oculato delle risorse dei cittadini, e perché il sindaco mi aveva detto di avere invitato anche il precedente sindaco di Pescara: ognuno ora si farà la sua idea, ma questa è un'opera che diventerà simbolo della città». Dopo la benedizione di monsignor Valentinetti, la scena è per Piero Mazzocchetti con «Nessun dorma», quindi il palco diventa fondale per i Sonics, straordinari artisti-acrobati. Mancano pochi minuti alle 19 quando Albore Mascia, assieme a Mattoscio e ai presidenti delle circoscrizioni Porta Nuova Piernicola Teodoro e di Castellamare Paolo Tarantelli taglia il nastro, mentre esplodono le luci e una pioggia d'argento precipita sulla folla. Il tempo dei discorsi è finito, ora il ponte appartiene ai cittadini.