Altro che tassa di scopo! Se le promesse di Guido Bertolaso non dovessero essere mantenute, con il gettito delle tasse dei Comuni del cratere sismico, in otto anni gli aquilani pagherebbero in proprio la ricostruzione. Non è che le istituzioni non si fidino delle parole del capo della Protezione civile circa la sospensione delle tasse per il 2010, ma il nodo del problema è forse un gradino più in alto. Magari a Roma, dove ci sono parlamentari e, sembra, lo stesso ministro dell'Economia, che non hanno alcun imbarazzo nel dichiarare che per L'Aquila, colpita dalla tragedia più grande degli ultimi cento anni, si sta spendendo troppo. Allora, se dopo otto mesi tutto deve tornare alla normalità in termini fiscali, perché non tenere un Consiglio comunale in piazza Palazzo violando la zona rossa? Detto e fatto. Ieri mattina, dinanzi a quel che resta di palazzo Margherita, c'erano anche molti cittadini, oltre a consiglieri, assessori, presidente della Provincia e sindaco. Assente però la Regione. La statua di Sallustio in piazza Palazzo faceva capolino, sepolta da un cumulo di macerie. Tutt'intorno palazzi spettrali. Questa è la "normalità" alla quale il Governo sembra voler condannare un capoluogo di Regione. «Farci pagare le tasse da gennaio - ha detto il sindaco in fascia tricolore - è un atto ingiusto e disumano. A giugno pagheremo più degli altri, visto che dovremo restituire il 100% in cinque rate, mentre Marche e Umbria hanno restituito solo il 40% in 120 comode rate. È come fare un salasso a un paziente anemico. Restano allora due treni per la città: il decreto della Protezione civile per l'unità di missione, nel quale potrebbe essere inserita la sospensione delle tasse; oppure l'inserimento della stessa misura nel decreto mille proroghe previsto per la fine dell'anno. Se perderemo il treno sarà la fine, soprattutto per i lavoratori autonomi. Noi vogliamo pagare le tasse, ma non ora. Abbiamo accettato tutto, anche di essere location di fenomeni mediatici che poco avevano a che fare con noi, ma ora basta». «Lo stato di mobilitazione delle istituzioni deve rimanere fino a quando non ci sarà il decreto con le risorse - gli ha fatto eco Stefania Pezzopane -. Anche il Consiglio provinciale e i Consigli comunali degli altri Comuni si riuniranno nei centri storici per far capire a tutti come siamo messi. Peraltro voglio ricordare che si tratta di una sospensione dei pagamenti, non di un annullamento. Vogliamo giustizia e strumenti adeguati; noi siamo pronti a dare suggerimenti, riteniamo che la nostra situazione sia prioritaria rispetto all'Expo di Milano e al Ponte sullo stretto di Messina». Purtroppo perfino ieri il Consiglio comunale non è riuscito a dare prova di unità. Ad accendere la miccia della discordia è stato l'intervento del consigliere di opposizione Enrico Verini il quale, ribadendo che bisogna fidarsi delle parole di Bertolaso, ha sottolineato che la decisione di tenere un Consiglio in zona rossa sarebbe stata solo uno spot elettorale. Poi l'affondo di Enzo Lombardi: «Si tratta di una iniziativa dal sapore elettoralistico». Affermazioni che hanno irritato i cittadini presenti e che hanno dato modo al sindaco di chiarire a chiare note che sulla partita L'Aquila c'è un aspro scontro in Governo tra Berlusconi e Tremonti. «Noi dobbiamo entrare in questo scontro - ha detto - mobilitandoci». Sempre il sindaco si è detto preoccupato circa la richiesta di una ulteriore proroga per i progetti di abitazioni B e C, anche se ieri gli uffici sono riusciti a attribuire 600 contributi definitivi. Da registrare anche la protesta dei lavoratori della Technolabs giunti in piazza Palazzo per lanciare un sos alle istituzioni. In dirittura di arrivo la nuova Giunta; fra le new entry, l'ex prefetto Lalli. Luigi D'Eramo, Luigi Faccia, Enrico Perilli e Francesco Valentini, infine, hanno presentato un ordine del giorno con il quale si chiede al sindaco «di intraprendere tutte le iniziative possibili per accertare i motivi che impediscono al Coni la riapertura della sede provinciale e regionale».