BONN - Il rospo lo aveva in gola già di prima mattina e quando arriva nel palazzo della ex Cancelleria di Bonn dove si svolge il congresso del Ppe, ai giornalisti fa già intendere che avrebbe dato loro molto da lavorare. Più o meno svaccato sulla sedia del parlamentino che raccoglie lo stato maggiore della nobile famiglia del Ppe, Silvio Berlusconi per metà mattinata ascolta annoiato e senza cuffie dell'interprete, gli interventi dei leader di mezza Europa. Quando tocca a lui la sala si riempie anche della nutrita pattuglia di parlamentari europei del Pdl giunti a Bonn.
Antono Tajani, lo ascolta tra le prime fila. Il Cavaliere parla a braccio di immigrazione e di politica comune di difesa («se non risparmiamo lì come facciamo poi ad abbassare le tasse?»), e poi la premessa che alla cancelliera Angela Merkel fa spingere le cuffie sulle orecchie: «Permettetemi di parlare un secondo del mio Paese - annuncia il Cavaliere - in Italia succede un fatto particolare, di transizione, a cui dobbiamo rimediare». La sala si fa ancora più silenziosa e la pausa, prima del «cioè», sembra studiata per suscitare ancor più attesa: «E cioè - attacca il premier - la Costituzione italiana dice che la sovranità appartiene al popolo, è il popolo che vota ed è il Parlamento che fa le leggi, ma se queste leggi non piacciono al partito dei giudici della sinistra questo si rivolge alla Corte Costituzionale che ha undici componenti su quindici che appartengono alla sinistra. Di questi, cinque sono di sinistra in quanto di nomina del presidente della Repubblica e noi abbiamo avuto purtroppo tre presidenti consecutivi tutti di sinistra». «Quindi - sostiene con la certezza di seguire una logica stringente - a sovranità oggi in Italia è passata dal Parlamento al partito dei giudici».
L'applauso scatta ed è fragoroso anche grazie alla trentina di parlamentari e supporter presenti in sala a vario titolo (cuoco Michele compreso), ma Berlusconi continua ripetendo che la «situazione è transitoria, visto che stiamo lavorando per cambiarla, anche attraverso una riforma della Costituzione». Poi - a dispetto dei tanti inviti fatti da palazzo Chigi a non parlare all'estero «del teatrino italiano» - l'elenco puntiglioso dei suoi processi e delle udienze a cui è stato chiamato negli ultimi anni e, a suo dire, «sempre assolto dai giudici veri di secondo e terzo livello. La descrizione delle leggi abrogare dai «giudici di sinistra». Ultimo il "lodo-Alfano", legge che per Berlusconi «è stata abrogata dalla Consulta che ha praticamente detto ai giudici "riprendete la caccia all'uomo" nei confronti del presidente del Consiglio». La sinistra «allo sbando» che cerca di vincere «attraverso i processi», il capo dello Stato attuale derubricato a leader di sinistra insieme al democristiano "Scalfaro" e all'"azionista" Ciampi. Malgrado tutto, il premier dice che il consenso degli italiani è dalla sua perchè «la gente dice: "mamma mia dove troviamo uno forte e duro con le palle come Berlusconi"».
Durante il pranzo portano al Cavaliere l'agenzia con la richiesta di Fini di un «chiarimento» perché «le parole sulla Consulta e sui giudici non si possono condividere». «Nulla da chiarire, sono stufo. Basta ipocrisie», sostiene prima di tornare ad occuparsi di clima e della posizione la Ue sosterrà a Copenaghen.