BONN - Si capisce subito che la sala, simile a quella del parlamento di Strasburgo dell'ormai leggendario «kapò», lo ispira. Arredo moderno, sedie bluastre, palchetto dell'oratore al centro del parlamentino del Ppe. Manca Scultz, ma se ne respira l'aria portata dallo stesso Silvio Berlusconi che ormai da giorni parla solo di giudici, avvocati e sinistra-comunista. L'appello al suo elettorato, «pronto a scendere anche in piazza», come sostengono in via dell'Umiltà da tempo, Berlusconi decide di lanciarlo dal podio del congresso del Ppe «per raccontare ai miei amici stranieri come stanno realmente le cose in Italia». L'affondo è duro e lascia basiti molti dei leader presenti. La Merkel aggiusta le cuffie sulle orecchie, mentre Barroso ascolta il Cavaliere in diretta allungandosi sulla sedia. Impassibile il neo vicepresidente del Ppe Antonio Tajani, mentre Magdi Allam scuote più volte la testa e Buttiglione sgrana gli occhi. Un filo di imbarazzo si coglie nella pattuglia ex An cooptata nel Ppe grazie al Pdl. «Lo conosciamo e poi non ha detto cose nuove», chiosa la Angelilli. Sibillino il commento del neo presidente del Ppe Martens che, senza citarlo, inserisce nella sua personale statistisca anche Mussolini: «E' il primo presidente del Consiglio italiano, dopo la prima guerra mondiale, ad avere una maggioranza così forte». La Merkel sguscia via e evita di salutare nuovamente il Cavaliere anche se in cuffia gli interpreti hanno risparmiato a tutti, cancelliere compreso, il passaggio sul "premier con le palle". «Discorso da combattente», sostiene Peter Hintze, neo vicepresidente Ppe. Più cauto il capogruppo Ppe Joseph Daul: «Bene su clima ed economia».