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Data: 11/12/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Berlusconi: cambio la Costituzione. «Io solo ho le palle». Napolitano: attacco violento alle istituzioni «Rammarico e preoccupazione», il Quirinale scende in campo con una nota durissima Guarda il video

Nel comunicato anche lo sconcerto per la platea scelta da Berlusconi Tutta l'opposizione è con lui

ROMA. Rammarico e preoccupazione per il «violento attacco contro le fondamentali istituzioni di garanzia in un importante sede politica internazionale». Mai il capo dello Stato è stato costretto a reagire, a stretto giro di posta, alle parole del premier con una nota ufficiale.
Ma le parole pronunciate da Silvio Berlusconi al congresso del Ppe a Bonn contro giudici, Consulta e ultimi tre inquilini del Quirinale hanno fatto abbandonare i toni concilianti che il presidente della Repubblica ha saputo mantenere in precedenti scontri con il premier. Facendo cadere ogni prudenza e creando un vero e proprio precedente: mai nella storia recente italiana lo scontro istituzionale tra Colle ed esecutivo è arrivato a un tale livello di guardia. Neanche durante il settennato di Oscar Luigi Scalfaro.
«In relazione alle espressioni pronunciate dal presidente del Consiglio in un'importante sede internazionale, di violento attacco alle istituzioni di garanzia volute dalla Costituzione italiana, il presidente della Repubblica esprime profondo rammarico e preoccupazione», recita la nota che chiama in causa il capo dello Stato quale garante della Carta. Il comunicato precisa inoltre che Napolitano «continua a ritenere che, specie per poter affrontare delicati problemi di carattere istituzionale», l'Italia abbia bisogno di quello «spirito di leale collaborazione e di quall'impegno di condivisione che pochi giorni fa il Senato ha concordentemente auspicato».
Con Napolitano si schiera tutta l'opposizione. «Il presidente Napolitano ha pronunciato parole sagge e ferme e se il presidente è preoccupato sono preoccupato anch'io, ma credo che questo Paese abbia la forza di difendere la Costituzione, di cambiarla ma difenderla. Berlusconi sbaglia i suoi calcoli», assicura Pier Luigi Bersani, segretario del Pd. «Le parole di critica del presidente Giorgio Napolitano sulle esternazioni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sono assolutamente condivisibili e il capo dello Stato ha tutta la nostra solidarietà», gli fa eco Rosy Bindi, presidente dei democratici. «Il Pd condivide totalmente il monito del capo dello Stato: un partito come il Pd ha il dovere di respingere affermazioni di tale gravità e di assicurare i cittadini, le famiglie e i lavoratori circa il proprio impegno nel difendere la democrazia italiana», rincara Anna Finocchiaro. Per la capogruppo del Pd al Senato un grande Paese come il nostro «non si governa con gli isterismi».
«Sto con Napolitano, è il momento di chiamare a raccolta tutti gli uomini e le donne fedeli alla Costituzione», propone Oliviero Diliberto, segretario dei Comunisti italiani.
Del tutto opposta la reazione di Carlo Giovanardi. «Il profondo rammarico e preoccupazione espressi del capo dello Stato per l'attacco ad un organo Costituzionale sarebbero pienamente condivisibili se altrettanto rammarico e preoccupazione fossero stati espressi nel momento in cui per due volte la Corte Costituzionale ha bocciato leggi approvate dal Parlamento (lodi Schifani e Alfano) e quando la scorsa settimana si è consentito che il presidente del Consiglio italiano fosse accusato da un pentito, in mondovisione, di aver venduto il Paese alla mafia», dice il sottosegretario.
«Evidentemente è diffusa l'opinione che Parlamento e Governo siano organi costituzionali molto meno importanti di altri, da poter diffamare e dileggiare senza alcuna conseguenza», aggiunge.

«Io mi dissocio, ora chiarisca»
E Fini invita il premier a rileggersi la Carta

ROMA. Quando Silvio Berlusconi dette del "kapo" a Martin Schulz, capo della delegazione del Pse al Parlamento europeo, Gianfranco Fini sedeva al suo fianco, cereo in volto. «Sarebbe stato meglio chiedere scusa», si dissociò immediatamente l'allora vicepremier del Cavaliere. Da allora di anni ne sono passati sei e non si contano i distinguo di Fini, ora presidente della Camera, da Berlusconi che è di nuovo premier. Ma quello di ieri - ha ragionato la terza carica dello Stato con i fedelissimi - è uno scontro istituzionale. Così Berlusconi ha rimesso tutto in gioco. Non vuole chiarire? E' un errore. Non fa certo fare una bella figura al Paese. Non è dunque uno scontro politico "classico", di quelli che da mesi riempiono le pagine delle cronache politiche, quello che si è consumato ieri tra Roma e Bonn, dove Berlusconi, al congresso del Ppe, ha lanciato l'ennesima controffensiva contro "partito dei giudici" e Corte costituzionale («organo politico»), definendo «di sinistra» anche il Quirinale. Quello di ieri è uno scontro istituzionale - è il pensiero di Fini riferito da chi lo ha ascoltato - e di fronte ad un presidente del Consiglio che fa un attacco di questo livello alle istituzioni democratiche, le istituzioni non possono tacere.
E infatti, la terza carica dello Stato non lo ha fatto. Un attimo dopo aver letto le parole di Berlusconi, Fini ha preso le distanze. «E' certamente vero che "la sovranità appartiene al popolo", ma il presidente del Consiglio non può dimenticare che esso "la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione" (art. 1) - ha dettato il presidente della Camera - Ed è altresì incontestabile che gli articoli 134 e 136 indichino chiaramente il ruolo di garanzia esercitato dalla Corte Costituzionale». Per questo, le parole di Berlusconi, «secondo cui la Consulta sarebbe un organo politico, non possono essere condivise; mi auguro che trovi modo di precisare meglio il suo pensiero ai delegati del congresso del Ppe per non ingenerare una pericolosa confusione su quanto accade in Italia e sulle reali intenzioni del governo».
«Nulla da chiarire, sono stanco delle ipocrisie», ha ribattuto spiccio il premier, secondo alcuni sempre più propenso a far ricorso alle elezioni anticipate. «Berlusconi non ha niente da chiarire? Così non fa fare una bella figura al Paese e rimette tutto in gioco», avrebbe commentato Fini.

Berlusconi: cambio la Costituzione

Assalto frontale alla Consulta, ai magistrati, al Quirinale. «Io solo ho le palle»
«In Italia il partito dei giudici si è messo in mente di governare»

ROMA. Attacca magistrati, Corte costituzionale e presidente della Repubblica. Lo fa dall'estero, a Bonn, dove si trova per il congresso del Partito popolare europeo. Sottolinea che non c'è nessuno «forte, duro e con le palle» come lui, e annuncia di esser pronto a cambiare la Costituzione. Silvio Berlusconi ieri ha alzato il livello dello scontro fino a minacciare di rovesciare il tavolo. Il tavolo delle istituzioni che l'Italia repubblicana si è data, il tavolo della carta costituzionale su cui da più di 50 anni si fonda la pacifica convivenza degli italiani. Un attacco così forte da convincere a intervenire il capo dello Stato, garante della Costituzione.
«In Italia succede un fatto particolare - denuncia Berlusconi davanti alla platea del Ppe - a cui dobbiamo rimediare: la sovranità, dice la Costituzione, appartiene al popolo», ma se il Parlamento fa una legge che non piace al «partito dei giudici», «questo si rivolge alla Corte costituzionale che ha undici componenti su quindici che appartengono alla sinistra. Di questi - spiega sempre Berlusconi - cinque sono di sinistra in quanto di nomina del presidente della Repubblica e noi abbiamo avuto purtroppo tre presidenti della Repubblica consecutivi tutti di sinistra. Quindi - sono le conclusioni che il Cavaliere fa seguire alla sua "analisi" - da organo di garanzia la Corte costituzionale si è trasformata in organo politico che abroga le leggi decise dal Parlamento. Quindi la sovranità oggi in Italia è passata dal Parlamento ai giudici».
Una situazione che Berlusconi promette però di raddrizzare rapidamente, «visto che stiamo lavorando per cambiarla, anche attaraverso una riforma della Costituzione». Poi parla dell'Italia: «Ha una maggioranza forte e coesa, un governo molto operativo e un premier...super. Purtroppo - aggiunge - esiste una sinistra che mi ha attaccato inventandosi calunnie di tutti i tipi che però mi hanno rafforzato perché la gente dice: "Mamma mia, dove troviamo uno forte e duro, con le palle, come Berlusconi!"». Sembra che i traduttori abbiano deciso di non tradurre l'espressione volgare e questo spiegherebbe perché chi ascoltava, come la Angela Merkel, non si sia scomposto.
Dopo l'affondo di Berlusconi, intervengono Giorgio Napolitano e Gianfranco Fini per condannare le parole del premier e difendere le istituzioni, a cominciare dalla Corte costituzionale. Protestano i magistrati e le opposizioni. Ma da Palazzo Chigi questa volta non arriva nessuna correzione, nessun abbassamento dei toni. «Il presidente Berlusconi ha detto nient'altro che la verità sul funzionamento della Corte costituzionale», assicura Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio.
A fine giornata è poi lo stesso Berlusconi a vestire i panni della vittima e a protestare per le critiche venute dall'Italia contro le sue parole. «Ma è possibile che io debba essere l'unica carica a non poter rispondere agli attacchi? Che non mi possa difendere?». Si lamenta di essere «dileggiato» e poi di venir considerato come un «antidemocratico» se reagisce. Ma l'attacco a testa bassa di ieri potrebbe non rimanere isolato, il Cavaliere avrebbe infatti deciso di «reagire» proprio così. E potrebbe ripetersi già a Milano domenica, in occasione della candidatura di Formigoni. «Non posso sopportare di essere marchiato come un mafioso - sarebbe il suo ragionamento - da oggi in poi parlerò anche all'estero della situazione italiana». Facile prevedere una stagione davvero preoccupante per la politica italiana.

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