MILANO - Il comizio è finito, la gente infreddolita se ne va, un gruppetto di contestatori in un angolo della piazza urla gli ultimi slogan contro il Cavaliere. Il quale è già nel retropalco e manco li sente. La sua Audi ha il motore acceso, la portiera spalancata, sta per salire e andar via. Ma no, ancora un attimo: dietro le transenne ci sono un po' di militanti che implorano una stretta di mano, magari un autografo, e si agitano, allungano le braccia. Solo uno, fra loro, è immobile. Un tipo sulla quarantina, capelli corti, una giacca a vento grigia. In mano, avvolto in un foglio di carta, ha un piccolo Duomo di Milano in miniatura, uno di quei "ricordini" in vendita sulle bancarelle per turisti. Appena il premier si avvicina, il tipo gli scaglia addosso il suo "souvenir" colpendolo sulla faccia. Berlusconi si mette la mano sulla bocca, poi si mostra sanguinante e sale sul predellino per guardare il suo aggressore prima che le guardie del corpo lo spingano sull'auto blindata che parte per l'ospedale San Raffaele. Sono passate da poco le 18.30.
Ecco, l'aggressione al presidente del Consiglio è tutta qua. Imprevedibile, rapidissima, senza preavviso, forse neanche neutralizzabile visto che i contestatori - e ce n'erano parecchi - in quel momento tengono impegnata la polizia in tutt'altra parte della piazza. Infatti, a bloccare l'aggressore sono le stesse guardie del corpo del Cavaliere. Lui - l'uomo del "souvenir" - non muove un dito, non cerca di scappare, non dice una parola. Lo affidano agli agenti della Digos che lo portano in questura dove gli trovano nel giubbotto pure una bomboletta di spray urticante. Un tipo per lo meno strano, da dieci anni in cura al Policlinico per problemi psichici. Si chiama Massimo Tartaglia, ha 42 anni, nulla nel suo passato che possa spiegare la "mattana" di oggi: in Questura non ne hanno mai sentito parlare, non ha precedenti, né ci sono segnalazioni di una appartenenza a questo o quel gruppo politico.
Ora Paolo Bonaiuti - portavoce del premier - dice che venendo da Arcore a Milano lo stesso Berlusconi mostrava un filo di preoccupazione: «Speriamo non succeda niente». Un presentimento rafforzato dal fatto che, all'arrivo nella piazzetta che sta dietro al Duomo dove è allestito il palco, il Cavaliere non trova il clima che si aspettava di trovare. Militanti sì, ma appena poco più di un migliaio, e non il bagno di folla atteso malgrado la riunione spontanea fosse stata annunciata da parecchi giorni. Un annuncio che fra l'altro ha calamitato anche capannelli sparsi di variegati contestatori (fra loro quel Pietro Ricca famoso per aver dato, nel 2003, del "buffone" a Berlusconi) che con l'andar del tempo si mettono tutti insieme a fischiare, urlare slogan, battibeccare con i fans del partito berlusconiano. Un comizio parecchio disturbato, insomma. E forse anche per questo chiuso prima del previsto.
Tuttavia, fino al quel momento nessun particolare problema da segnalare. Nemmeno da parte della polizia che - terminato il discorso del Cavaliere - assiste senza patemi allo sfollare della gente, controllando a vista i contestatori (alla fine circa duecento persone) che si disperdono come a conclusione di un tranquillo pomeriggio di "vasche" per le vie del centro. Anche per questo, probabilmente, quando è il momento di ripartire per Arcore Berlusconi decide di accontentare i militanti più tenaci che nell'ombra del retropalco gli chiedono di poterlo salutare da vicino. Non può immaginare, e nessun altro lo immagina, che fra loro ci sia anche un bizzarro ingegnere di Cesano Boscone armato di intenzioni tutt'altro che amichevoli. Le telecamere sono lì a un passo, riprendono tutto, i primi piani catturano il volto insanguinato del premier che da dietro il finestrino, una volta salito in macchina, muove la mano come a dire: "va tutto bene"