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Pescara, 22/04/2026
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Data: 14/12/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
L'aggressione al premier - Tartaglia: 42 anni, da10 in cura psichiatrica. Aveva partecipato a concorsi per "giovani Archimede". Il padre: votiamo Pd ma non odiamo il Cavaliere

ROMA - Quarantadue anni, da dieci in cura per problemi mentali al Policlinico di Milano. Un lavoro come grafico nell'azienda del padre di Corsico Milanese. Unico precedente un ritiro di patente. Massimo Tartaglia, il lanciatore della statuina che ha colpito ieri sera Silvio Berlusconi in pieno volto, è stato a lungo interrogato ieri negli uffici della Digos di Milano e poi arrestato con l'accusa di lesioni pluriaggravate dalla qualifica di pubblico ufficiale della parte offesa e dalla premeditazione. Tartaglia, infatti, aveva in tasca un altro souvenir, un piccolo crocifisso, ma soprattutto una bomboletta di spray urticante al peperoncino.
Una quindicina di anni fa, il nome di Massimo Tartaglia era comparso sui giornali che pubblicavano le strane invenzioni degli "Archimede" di casa nostra. Accanto al nome del futuro aggressore di Berlusconi, comparve la foto dei cosiddetti "Quadri musicali". Grazie alla passione per l'elettronica e l'arte astratta, Massimo Tartaglia realizzò dei piccoli quadri che si illuminavano di luce colorata diversa al suono della musica. L'invenzione finì presto in un cassetto e dei "Quadri musicali" e dello stesso Tartaglia, non si sentì più parlare.
L'espressione spaurita che le telecamere hanno ritratto al momento del fermo di polizia, è la stessa che l'aggressore ha tenuto durante l'interrogatorio. La polizia lo ha sottratto alla rabbia della gente sconcertata per l'imprevedibile gesto di follia, ma è difficile comprendere, almeno per ora, i motivi che hanno indotto il quarantenne al lancio della statuina. «Forse non voleva colpirlo», spiegava ieri un testimone dell'accaduto. Fatto sta che Tartaglia è rimasto fermo, impietrito subito dopo il lancio. «Non ha detto nulla, né prima, né dopo - ha spiegato Gabriele Cartasegna, dirigente del movimento giovanile del Pdl, in piazza per ascoltare il comizio del premier - è stato immediatamente aggredito verbalmente dalla folla e placcato dagli agenti della scorta e dalle forze dell'ordine».
Sconosciuto alla Digos, Tartaglia non appartiene a centri sociali o organizzazioni extraparlamentari. Nessun precedente penale. Tartaglia abita a Cesano Boscone (Milano). Ingegnere elettronico, lavora come grafico nell'azienda del padre AL.TE.TEK di Corsico, specializzata nella realizzazione di schede elettroniche per obliteratrici destinate ad autobus. Subito dopo il fermo, è stato lui stesso a dire agli investigatori di essere in cura al Policlinico. All'interrogatorio, condotto direttamente dal procuratore aggiunto Armando Spataro capo del pool antiterrorismo, ha preso parte anche la psicologa che ha in cura il quarantenne. «A prima vista conduce una vita normale», facevano sapere dalla Questura. «Lo sentivo spesso urlare nel suo appartamento», sosteneva ieri sera una vicina di casa di Massimo Tartaglia che abita in via Giusti nella zona residenziale di Cesano Boscone. E dal citofono della palazzina in cui abita la famiglia Tartaglia il padre di Massimo, Alessandro, ha parlato con i cronisti: «Io, mio figlio, la mia famiglia, abbiamo sempre votato per il Pd, ma nessuno di noi - ha detto il signor Tartaglia - ha mai avuto odio per Berlusconi. Massimo è un psicolabile, ma non ha mai fatto male a nessuno. Né ha mai fatto politica attiva, é un volontario del Wwf». In serata, Tartaglia ha telefonato al San Raffaele e si sarebbe detto «costernato» per il gesto del figlio.
Pochi minuti dopo l'aggressione il popolo di internet si è subito diviso. Massimo Tartaglia personaggio dell'anno»; «Massimo Tartaglia Vergogna!». Su Facebook, tra chi condanna e chi appoggia il gesto, una valanga di commenti sui principali siti di social network.

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