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Pescara, 22/04/2026
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Data: 15/12/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
L'aggressione al premier - Berlusconi resta in ospedale: ora rasserenare il clima. «Perché tanto odio? Ma io non mollo, non starò lontano dalla gente». Resterà ricoverato fino a domani

MILANO - Dolorante al naso, gonfio, mal di testa persistente, con un buco sulla guancia. L'estetica dev'essere l'ultimo problema, in questo momento, per Silvio Berlusconi, ma chi gli ha fatto visita, al settimo piano del «San Raffaele», è rimasto impressionato dalle ferite lasciate dall'aggressione in piazza Duomo. Malgrado ciò, il premier non manca di buonumore, raccontano, né gli è sparita la voglia di raccontare storielle con verace ironia. Vorrebbe lasciare l'ospedale presto, ma i medici consigliano cautela, «altre 36 ore» suggerisce il primario, Alberto Zangrillo. Scongiurato l'intervento chirurgico «si alimenta a fatica, non riprenderà l'attività prima di 10 giorni», chiosa. Ma se lo stato di salute crea apprensione, il premier è preoccupato per la brutta piega che sta prendendo il clima politico. Conversando con il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, confessa i suoi timori: «Dobbiamo trovare il modo di raffreddare la temperatura, è troppo alta». Un appello a lavorare insieme. Ed il leader dell'opposizione si trova sulla stessa posizione.
«Non mollerò, non starò lontano dalla gente» è la battuta che il Cavaliere rivolge a un gruppo di amministratori di Pietrasanta, che gli fanno visita con tanto di gonfalone, dopo averlo incitato a «tener duro». Volevano vedere Berlusconi e ci sono riusciti con fatica: hanno noleggiato un pullmino, soldi di tasca propria, e sono partiti in 18 (il sindaco Mallegni, due assessori, più il presidente del festival Pucciniano, Simoni) quando in Versilia albeggiava. Ma a loro, Berlusconi dice anche che «la politica deve tornare in un recinto più sereno e tranquillo». Con altri si è chiesto perchè sia un bersaglio preso continuamente di mira: «Io voglio bene a tutti, voglio il bene di tutti, non capisco perché mi odino così!». Nei confronti dell'aggressore, Massimo Tartaglia, viene descritto come uno che ha un approccio «cattolico». Secondo Paolo Bonaiuti, «non si chiede perchè mi odiano, ma perchè quella persona l'ha fatto. Non riesce a capacitarsi del gesto». Ed il premier non ha più voluto rivedere le immagini della violenza.
Quando si sveglia, sfoglia i giornali, chiama Galliani affinché prepari la festa per i 110 anni del Milan. Chiede a Gianni Letta di andare avanti. Prima che comincino le visite istituzionali, apre una parentesi privata, ricevendo l'ex cognata, con i due figli. Con i sindaci della Brianza, più tardi, parla ancora del clima politico. «A chi ha fatto tanto male questo governo da innescare simili reazioni? Noi abbiamo fatto male solo ai mafiosi». Ed ha dato il via, riferisce Guido Podestà, a una «grande manifestazione a Roma che porti in piazza milioni di italiani». Prima del riposo pomeridiano, ha uno scoppio per la bocciatura del Csm sul processo breve, considerato incostituzionale e alla stregua di «un'amnistia». Sul Csm è sbottato, «altro che organo di garanzia».
Se i messaggi sono stati migliaia e i mazzi di fiori hanno coperto il corridoio (qualcuno ha mandato in dono panettoni), molte le visite, a partire da Fini, Schifani, Bersani, Maroni. Poi le telefonate di Sarkozy, Putin, mentre il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, manda un messaggio tramite Frattini. Tra i tanti messaggi quello di Casini. I ministri Tremonti, Bossi e Calderoli arrivano verso. Il Senatur scherza sulle ferite: «Hai fatto un incontro di boxe?».

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