ROMA - Stanco, con l'umore sotto le suole delle scarpe e con il dolore alla mascella che non gli ha fatto passare una notte tranquilla, Silvio Berlusconi ha aperto ieri decine di volte la porta della sua stanza dell'ospedale San Raffaele per ricevere altrettanti visitatori. Tre però sono state le conversazioni non scontate che ieri il presidente del Consiglio ha avuto seduto sulla poltrona della sua stanza: Gianfranco Fini, Pier Luigi Bersani e Veronica Lario. Tre colloqui impensabili sino a ieri l'altro. Dopo più o meno lunghi duelli a distanza, che hanno dato più argomenti ai fans di Sun Tzu e alla sua "Arte della guerra" che ai teorici del ghandiano "satyagraha", ieri il ghiaccio si è rotto perché, come ha concluso ieri lo stesso premier a fine giornata, «sono sempre stato convinto che da un male può nascere un bene.
Se la chiacchierata con la moglie sarebbe avvenuta per telefono, anche se palazzo Chigi smentisce, dopo mesi di messaggi affidati ai rispettivi avvocati che stanno curando la separazione, con Fini e Bersani l'incontro è stato "de visu". Con il primo un faccia a faccia che ha visto il ministro La Russa spettatore solo dei saluti finali. Qualche spettatore (Penati, Bonaiuti e Valentini) all'incontro con il segretario del Pd. «Se questa è l'occasione per aprire una nuova stagione io sono qui», ha commentato lo stesso Berlusconi raccontando a Umberto Bossi e Roberto Calderoli la sua felicità per la visita del leader democrat. Una gioia, quella del premier, mista a commozione e se la lacrima non ha solcato la guancia del Cavaliere è stato solo perché Bossi ha stretto ancora di più la mano del premier che ha tenuto stretta nella sua per tutto il tempo della visita.
«Ma chi me lo fa fare! Ma chi me lo fa fare!», ha ripetuto il premier ieri mattina guardando i risultati di radiografie che rendono ancor più visibile il rischio corso se il pesante souvenir gli fosse arrivato cinque centimetri più sotto o più sopra la mascella destra.
Scosso e impaurito per un'aggressione che di colpo gli ha fatto perdere quell'aria un po' spavalda con la quale ha sempre replicato ai consigli degli uomini di scorta, il premier sembra aver di colpo preso consapevolezza dei rischi che corre nell'attuale infuocato clima politico. E' per questo che ieri mattina è stato lo stesso Cavaliere a frenare sulle tante manifestazioni di piazza che andavano spuntando in ogni regione e che avevano già messo in allarme il ministro dell'Interno Roberto Maroni.
Fatto sta che l'apprezzamento di Berlusconi per il gesto di Bersani, non solo ha cancellato nelle mente del premier le parole della Bindi, ma è stata musica per le orecchie del Senatùr che poco ha gradito i duelli rusticani degli ultimi mesi.
Difficile prevedere se per le "colombe" sarà la volta buona, ma non mancano anche nel gruppo parlamentare del Pdl, segnali di nervosismo per una guerra di "tutti contro tutti" che rischia di non portare da nessuna parte. Tantomeno a quelle elezioni anticipate che la pattuglia dei falchi, guidata dal quotidiano di famiglia, invoca ormai a tamburo battente. Al punto che per i più "duri" anche le scuse di Feltri a Boffo sono state «una scivolata», mentre si difende la linea di coloro che puntano a mettere Fini fuori della porta del centrodestra.
Segnali di cedimenti alla linea "tutta muscoli" si rintracciavano anche nel discorso fatto da Berlusconi in piazza pochi minuti prima dell'aggressione e che probabilmente deve aver risentito di quel secco "no" ad ogni stravolgimento della Costituzione pronunciato all'unisono da Fini e Casini e dall'avviso di Bocchino su una possibile rinascita di An in caso di elezioni anticipate.
Ovvio che l'annuncio fatto dal palco dallo stesso Cavaliere sul ritorno della Santanchè nel Pdl sia poco piaciuto al presidente della Camera. Meno ovvio il riferimento ad una sostanziale «unità del Pdl» e a «scelte condivise» nella selezione delle candidature per le regionali. Talmente condivise che dal palco Berlusconi ha potuto annunciare solo la candidatura di Formigoni in Lombardia.
Le probabilità che il San Raffaele riconsegni al Paese un Cavaliere un po' tumefatto e dimagrito, ma rinfrancato dalla solidarietà ricevuta, sono indubbiamente legate anche alla possibilità che la Camera e il Senato riescano quanto prima a licenziare il legittimo impedimento e il processo breve. La voglia di dare un segnale di accelerazione c'è e domani a palazzo Madama si potrebbe votare un'inversione dell'ordine del giorno proprio per portare a casa un risultato prima del Natale.